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i, l'immaginario al potere

Si dice che la necessità fa legge, e in matematica spesso è davvero così. Anche quando un'idea sembra aberrante, se si rivela utile finisce comunque per trovare il suo posto. Il numero i, questo « numero il cui quadrato vale −1 » che la regola dei segni proibisce di esistere, ne fa parte. Alcuni risultati ottenuti con esso erano dubbi se non addirittura incoerenti. Soprattutto, non si riusciva a farsene una rappresentazione concreta. I suoi iniziatori come Bombelli, nel Rinascimento italiano, erano senza dubbio lontani dall'immaginare che la bizarreria calcolatoria che usavano con diffidenza sarebbe stata un giorno elevata al rango di costante fondamentale dell'algebra.