Giocatori artificiali
Che siano di riflessione o di azzardo, i giochi sono un terreno di allenamento privilegiato per gli algoritmi. Illustrazione dell'avanzata irresistibile dei progressi dell'informatica, la recente vittoria di un computer su un campione umano nel gioco del go non deve però ingannare: la posta in gioco non è solo di far vincere la macchina, ma soprattutto di esplorare nuove piste. È in questa logica che un laboratorio privato si appoggia sul bridge per sviluppare un'intelligenza artificiale capace non solo di vincere, ma soprattutto di spiegare ciò che fa. Un approccio che riporta in primo piano la simulazione del comportamento umano, trascurata in questi ultimi anni a profitto dello sfruttamento dei dati massivi.
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Il bridge apre all’IA la strada verso un futuro promettente
Il bridge è uno dei pochi giochi che resistono ai progressi dell’informatica. Per venirne a capo, una docente universitaria francese si appresta a sconvolgere le idee preconcette sullo sviluppo dell’IA e a farle superare una soglia che le aprirà nuove sfide.

Come simulare un comportamento umano | Tangente
Nel mondo dei videogiochi, la sfida consiste nel simulare il comportamento umano affinché l’utente abbia l’impressione di trovarsi di fronte ad altri giocatori. Progettare un personaggio artificiale non è soltanto una questione di ottimizzazione.

Gioco del go: la vittoria dell’intelligenza profonda | Tangente
Il go è l’emblema del gioco di pura riflessione. Il caso non vi trova posto. Appannaggio dell’intelligenza umana fino a tempi molto recenti, vent’anni dopo la vittoria a scacchi il computer ha finito per estendervi la propria superiorità strategica.
