Tangente: Si definisce un «matemagico». Ha sempre unito matematica e magia?**
Yves Meret: Le due sono entrate nella mia vita quasi contemporaneamente: sono diventato insegnante di ruolo il 1º settembre 2004 e mago il 17 settembre dello stesso anno. Da allora pratico queste due attività da vent’anni. All’inizio le tenevo separate: lavoravo sui fondamenti classici della magia — destrezza, close-up, messa in scena ecc. Solo nel 2016 ho davvero fuso matematica e magia.
Con Pierre Boc, un grande mago francese, abbiamo esplorato il «gioco delle tre carte matematico», un effetto descritto nel volume Mathematics, Magic and Mystery di Martin Gardner [Dover Recreational Math, 1956]. Cercando di capire questo effetto, basato sul gruppo simmetrico delle trasposizioni, ho scoperto un universo incredibilmente ricco, pieno di autentiche perle matematiche.
Oggi la mia pratica della «matemagia» si divide in due grandi categorie: la matemagia visibile, in cui la matematica è evidente al pubblico, come nei calcoli spettacolari o nella creazione di quadrati magici sotto gli occhi del pubblico; e la matemagia invisibile, in cui la matematica resta nascosta, come in certi effetti basati su principi binari o su algoritmi sottili che ho memorizzato.