Mostra di Morellet ad Avignone fino alla fine di ottobre
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A partire dal 1952, quando scoprì l’opera dell’artista concreto Max Bill, François Morellet (1926-2016) si dedicò alla creazione di semplici strutture geometriche, effetti ottici, inflessioni di linee ed enigmi visivi, a partire da algoritmi matematici o successioni aleatorie di cifre. Con la linea, con il caso, con le parole, con gli occhi del pubblico, Morellet gioca. Stabilisce sistematicamente un principio fondante e lascia che si dispieghi la creazione di un quadro, di una scultura, di un’installazione… Il risultato è volutamente imprevedibile: talvolta magnifico, talvolta mediocre, ma mai banale.
Pioniere dell’astrazione geometrica e fondatore del GRAV (Groupe de recherche d’art visuel), insieme a Horacio Garcia Rossi, Julio Le Parc, Joël Stein, Francisco Sobrino e Jean-Pierre Yvaral (figlio di Vasarely), divenne uno dei principali rappresentanti dell’arte cinetica in Francia.
La mostra «L’esprit de suite», visitabile al museo Angladon di Avignone (5 rue Laboureur) fino al 28 ottobre, dal martedì al sabato dalle 13 alle 18, ripercorre, attraverso stampe, dipinti, sculture e libri dell’artista, il percorso del «figlio mostruoso di Mondrian e Picabia».

Quadro di quattromila quadrati il cui colore (blu o rosso) è definito dalla parità dei numeri di un elenco telefonico.
Quadro in cui il colore delle linee verticali è associato alle cifre decimali di π.
Come tacere i commenti di Morellet?
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Un libro che riassume una passione, un approccio all’arte fuori dal comune, un impegno costante in una nuova visione della creazione: in una parola, una vita. È ciò che caratterizza questo libro, il cui titolo illustra, con il suo gioco di parole, il modo in cui Morellet maneggiava figure geometriche, linee, colori o oggetti 3D, componenti elettrici, neon…, che nelle sue opere svolgevano il ruolo di atomi.
I testi, apparentemente indipendenti, furono scritti da Morellet per sé stesso o, più spesso, nell’ambito di scambi, epistolari o di persona, intrattenuti nell’arco di sessant’anni con personalità del mondo dell’arte, tra cui Vasarely e Vera Molnar. Vi si afferma una convinzione: l’arte di oggi non è più quella di ieri; l’artista è anzitutto il compositore di opere che, sulla base della sua creazione, possono essere interpretate da (quasi) tutti. «La mia linea di condotta: fare il meno possibile. O, per dirla come un libro d’arte: ridurre al minimo le mie decisioni arbitrarie.»
Ma come tacere i miei commenti.* François Morellet, Éditions Beaux-arts de Paris, 320 pagine, 2003, 18 euro.
Più di un catalogo, un libro d’arte
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In questo splendido catalogo della mostra «L’esprit de suite» (presentata inizialmente al museo delle belle arti di Caen nel settembre 2015), decine di opere sono presentate per serie, ciascuna preceduta da un testo dell’artista che ne spiega le scelte e la filosofia creativa. Morellet espone i «sistemi» che generano i suoi quadri aleatori, riproducibili da altri, e racconta il proprio rapporto con le diverse tecniche di stampa impiegate, di cui cerca di superare i limiti per integrarle nelle sue opere (un rapporto intimo e tardivo con il «mal fatto», che dapprima respinge a favore della serigrafia, tecnica che consente realizzazioni neutre e precise).
Le sue trame, i quadrati, le piegature, le curve, le rette, le sovrapposizioni e le impressioni a timbro sono qui presentati alla luce della ricerca sottesa dell’artista, sempre guidata dal principio secondo cui l’arte si trova nell’occhio dello spettatore. Oltre ai giochi sulle forme geometriche e sul caso, l’impostazione che definisce le opere mediante regole creative riproducibili da chiunque risulta familiare al matematico, che qui si ritrova su un terreno noto.
Il libro si apre con un’intervista tra l’artista e Lauren Laz, direttrice del museo Angladon di Avignone, dove è allestita la mostra attuale.
François Morellet. L’esprit de suite.* A cura di Caroline Joubert, Fage Éditions, rilegato, 144 pagine, 2015, 28 euro.