Jürgen Kurt Moser nacque il 4 luglio 1928 a Königsberg, allora in Prussia. Non avrebbe potuto nascere sotto auspici migliori: la città è ben nota ai matematici per il problema dei ponti di Königsberg, che ispirò Eulero e diede avvio a due ambiti della matematica, la topologia e la teoria dei grafi.
L’ascesa al potere dei nazisti nel 1933, poi la guerra, resero la giovinezza di Moser difficile e pericolosa. Rimase a lungo separato dai genitori, sopravvisse per miracolo e dovette raggiungere Göttingen da Königsberg, per la maggior parte del tragitto a piedi, sotto il fuoco dei soldati e delle forze di polizia sovietiche. Lì poté iscriversi al dipartimento di matematica nel 1947. Il matematico Franz Rellich (1906-1955) lo prese sotto la sua ala e ne riconobbe presto il talento: Moser conseguì il dottorato nel 1952 con una tesi sulla teoria spettrale degli operatori differenziali. Poi Carl Siegel lo interessò alla teoria dei numeri e all’astronomia, in particolare al problema degli n corpi (lo studio del comportamento di n masse puntiformi soggette a due a due all’attrazione newtoniana).
«Grande fiducia in sé stesso»
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Grazie a una prestigiosa borsa di studio Fulbright, Moser trascorse il 1953 all’Istituto Courant di New York. Il suo collega all’Istituto, Peter Lax, disse di lui: «Ci rendemmo conto che era davvero speciale, un principe tra gli uomini, un cavaliere nella sua armatura scintillante… Lavorava sodo, amava gli sport all’aria aperta, la bellezza, la musica. Era un compagno eccellente. Amava l’avventura e mettere alla prova le proprie forze; aveva una grande fiducia in sé stesso.» Un altro dei suoi allievi, poi suo collega, Paul Rabinowitz (nato nel 1939), afferma che era «una di quelle rare persone che hanno il dono di vedere la matematica nel suo insieme. Moser era attento ai rapporti tra la matematica e le altre scienze. Le sue ricerche hanno avuto un profondo impatto sulla matematica, l’astronomia e la fisica».