Da diversi anni, la visualizzazione dei dati (data visualization o dataviz in inglese) consente, nei settori dei media, della finanza, della sanità, dello sport…, di condividere un punto di vista attraverso una rappresentazione grafica di insiemi di dati di grandi dimensioni ed eterogenei. Per essere efficace per un pubblico specifico, una «buona» visualizzazione richiede competenze matematiche, statistiche, informatiche, nelle scienze sociali e nel marketing.
A partire dagli anni Duemila e dall’avvento di Internet, i dati sono costantemente presenti intorno a noi, grazie ai nostri cellulari e agli oggetti connessi (televisori, automobili, orologi…). Nella maggior parte dei casi, ne vediamo semplicemente la presentazione su un cruscotto, in un’applicazione mobile, attraverso un dato numerico che esprime una tendenza durante un telegiornale, oppure su una carta meteorologica. Queste presentazioni richiedono importanti elaborazioni preliminari! Tali operazioni vengono generalmente svolte in infrastrutture «cloud», capaci di trattare i dati in tempo reale. Senza acquisire e trasformare prima questi elementi, è difficile offrirne agli utenti interessati una visualizzazione comprensibile.
«Raccontate» i vostri dati!
Sono quindi nate aziende che propongono semplici soluzioni per la visualizzazione dei dati. Nella maggior parte dei casi, i progetti aziendali in questo ambito nascono per creare una soluzione adatta a un pubblico di responsabili chiamati a prendere decisioni. Da uno studio di Qlik-BARC-Cognizant, condotto tra settembre e ottobre 2016 su duecentocinquanta dirigenti d’azienda in Europa, emerge che il 20% delle imprese usa il data storytelling per acquisire un vantaggio competitivo. Diversi percorsi formativi sono stati creati o si sono evoluti nelle università e nelle scuole d’ingegneria francesi per rispondere a questa nuova domanda.
Le sfide della visualizzazione dei dati, associate alla questione dei Big Data, restano le stesse di prima dal punto di vista dell’utente: fornire le informazioni nella forma più adatta al pubblico cui sono destinate. Tuttavia, la gestione di grandi quantità di dati aggiunge una dose di complessità nel far emergere dalla massa le «poche» informazioni più importanti. Tali informazioni possono emergere soltanto da sessioni di lavoro iterative che pongano gli utenti finali, ossia i decisori, al centro del processo: un’informazione necessaria soltanto in caso di un problema specifico non deve essere visualizzata in permanenza, perché nuoce alla visualizzazione complessiva.