Da trent’anni l’associazione Femmes et mathématiques si batte per dare alle donne maggiore spazio negli studi scientifici e per agevolarne l’accesso alle professioni cui essi conducono.
La situazione e l’associazione ===========================
Qual è la vostra valutazione della situazione? Dal 1995, la percentuale di ragazze nell’ultimo anno del liceo scientifico è aumentata, ma non supera il 46%. All’università, le donne rappresentano il 58% degli studenti, ma sono nettamente minoritarie nelle discipline scientifiche (37,5%), soprattutto in quelle fondamentali, dove sono appena il 28%. Nelle scuole di ingegneria, la loro percentuale è cresciuta fino al 28% nel 2013; da allora ristagna, e in alcuni settori addirittura diminuisce. Le donne restano altrettanto poco numerose nelle professioni scientifiche e tecniche che ne derivano, benché queste carriere siano appassionanti e offrano molteplici sbocchi a ogni livello, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Le professioni informatiche sono recenti; ci si può stupire di vedervi così poche donne. La parola «geek» non avrebbe forse un femminile? Grazie di porre questa domanda! Ci permette di richiamare l’attenzione su questa disciplina. Una quarantina d’anni fa, le donne erano numerose negli studi e nelle professioni informatiche. Da allora, però, la loro quota è diminuita in modo preoccupante. Alla fine degli anni 1980 rappresentavano il 30% degli ingegneri informatici, ma questa percentuale è crollata e ora si avvicina al 10%. Con l’arrivo del microcomputer, i ragazzi vi si sono precipitati, creando un universo percepito come piuttosto ostile… e scoraggiando le ragazze dall’entrarvi.
In questo periodo si parla molto di molestie a sfondo sessuale. È una realtà che può influire anche sulla scelta dell’indirizzo di studi delle ragazze? Sono soprattutto le numerose battute ironiche in classe, gli esercizi tendenziosi nei confronti delle donne, che possono destabilizzare le ragazze e scoraggiarle dall’iscriversi a percorsi in cui i ragazzi sono largamente maggioritari.
Il vostro obiettivo è anzitutto migliorare i percorsi personali oppure è in gioco una questione nazionale? Ci interessano anzitutto i percorsi personali. Gli stereotipi limitano le scelte di orientamento: le ragazze non accedono a professioni alle quali potrebbero aspirare. Siamo tuttavia pienamente consapevoli della posta in gioco nazionale e internazionale rappresentata dalla partecipazione delle donne alle professioni scientifiche: non possiamo più privarci delle competenze di metà dell’umanità. Eppure la domanda è più forte dal lato delle imprese che da quello della politica…
Alice Guionnet, dell’Accademia delle scienze, e Sylvie Méléard, professoressa all’École polytechnique.
Prime spiegazioni =================
La società è l’unica responsabile di questo squilibrio? Alcuni sostengono che vi siano ragioni puramente biologiche… I fautori di questo determinismo biologico trascurano le recenti ricerche nelle neuroscienze: il cervello è un organo che crea continuamente nuovi circuiti ed evolve in funzione delle esperienze vissute e degli apprendimenti. Inoltre, lo status delle discipline varia a seconda delle epoche. In Francia, nei secoli passati, lettere, latino e greco erano le discipline più valorizzate, riservate agli uomini. A differenza della Francia, in Italia e in Portogallo le donne con un dottorato in «scienze, matematica e informatica» sono più numerose degli uomini. Questi argomenti spazzano via definitivamente la spiegazione biologica: il cervello umano non dipende né dall’epoca né dal luogo! Le principali piste interpretative sono gli stereotipi sociali di sesso e la mancanza di «modelli di identificazione». Con questa espressione si intendono rappresentazioni schematiche e generalizzanti. Essi presentano come naturali e normali ruoli diversi e gerarchizzati, assegnati alle donne e agli uomini. Vengono instillati a dosi omeopatiche dalla famiglia, dalla scuola, dai media… Influiscono anche sulle discipline, gerarchizzandole. Fin dalla prima infanzia, le ragazze sono sottoposte a numerosi stereotipi che suggeriscono loro che la matematica e l’informatica non fanno per loro. Per esempio, una recente campagna pubblicitaria della rivista l’Étudiant mostra una donna destinata alle carriere sociali, mentre uomini illustrano le grandes écoles e le professioni del futuro.
Dall’inizio della vostra azione, avete constatato una diminuzione degli stereotipi? Al contrario, gli stereotipi ci sembrano molto più presenti, per esempio nel caso dei giocattoli. La nostra azione può favorire una presa di coscienza.
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**Alena Pirutka, del Courant Institute (New York, Stati Uniti), si interessa alle proprietà birazionali delle varietà algebriche.
Numerose iniziative sul campo =============================
Quale bilancio traete dalle vostre iniziative? Per esempio, dall’organizzazione delle giornate «Ragazze e matematica: un’equazione luminosa!» [vedi il riquadro] o degli «Incontri delle giovani matematiche»…
Queste iniziative riservate alle ragazze mirano a renderle consapevoli dell’impatto degli stereotipi di sesso e a far loro incontrare donne che svolgono varie professioni legate alla matematica. Hanno così un momento di riflessione tra loro, al di fuori dello sguardo dei ragazzi. Questo le aiuta ad acquistare fiducia in sé stesse e a capire che nessuna strada è loro preclusa. Interveniamo anche negli istituti scolastici, davanti a classi intere, rivolgendoci quindi tanto alle ragazze quanto ai ragazzi. Spesso ci accompagnano docenti universitarie o ingegnere, preferibilmente giovani. Le ragazze incontrano così dei «modelli», con cui hanno scambi molto ricchi e con cui possono identificarsi. Il Forum delle giovani matematiche e dei giovani matematici riguarda donne e uomini che stanno svolgendo un dottorato o lo hanno discusso di recente. Organizzato con la Mission pour la place des femmes del CNRS [Centro nazionale della ricerca scientifica], permette a questi giovani di presentare i propri lavori e di beneficiare di preziosi consigli di matematiche affermate.
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**Émilie Kaufmann lavora sulla statistica e sull’apprendimento automatico all’università di Lille.
Cambiamenti non sempre felici =============================
Pensate che l’abolizione della coeducazione sia una soluzione? La coeducazione è una conquista troppo importante per tornare indietro. È una condizione necessaria per avanzare verso l’uguaglianza, ma non sufficiente: deve essere accompagnata, e ciò richiede una volontà politica per garantire una reale formazione all’uguaglianza di tutto il personale dell’istruzione.
Pensate che la riforma del bac, con l’abolizione degli indirizzi L, ES e S, modificherà l’orientamento delle ragazze verso la matematica? Il rapporto Villani–Torossian, appena consegnato al governo, può cambiare le cose? Non pensiamo che la riforma del bac cambi granché. I blocchi di opzioni proposti agli studenti riattiveranno de facto gli indirizzi. La misura 19 del rapporto raccomanda invece una formazione degli insegnanti all’uguaglianza donne-uomini. La chiediamo da anni! Speriamo che venga effettivamente attuata. [NdR: la misura 19 del rapporto propone: «Formare gli insegnanti e il personale dirigente sulle problematiche legate all’uguaglianza donne-uomini in matematica (stereotipi di genere, orientamento professionale, successo, ecc.).»]
Hannah Markwig (università di Tubinga, Germania) lavora all’interfaccia tra geometria tropicale e geometria enumerativa.
Leila Schneps (insieme a Gilles Cohen) ottiene una menzione al Prix Tangente des lycéens per il suo libro les Maths au tribunal (Le Seuil, 2015).