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Le cifre in codice dei liutai

Jean-Philippe Echard, conservatore presso il Musée de la musique della Philharmonie de Paris, e Pierrick Gaudry, crittografo e direttore di ricerca presso il Laboratorio lorenese di ricerca in informatica, hanno studiato questi registri e decifrato il celebre codice.
Sui bordereaux compaiono quattro indicazioni significative: il prezzo d’acquisto; il prezzo di vendita proposto; il prezzo di riserva (al di sotto del quale il commerciante rifiuterà di scendere); e l’importo finale della transazione. Sulla distinta qui a fianco si legge, per esempio:
Poiché i numeri presentavano in genere uno o due zeri finali, si deduce che x e z codificavano lo zero. Nella posizione più a sinistra, le cifre che ricorrevano più spesso erano l’1 e il 2, il che dà già un’idea. Tenendo infine conto delle disuguaglianze «prezzo d’acquisto < prezzo di riserva < importo della transazione», il buon senso fa il resto. La chiave ha ovviamente dieci lettere ed è, senza grande sorpresa, la parola «harmonieux». Così, h, a, r, m, o, n, i, e, u, x corrispondono rispettivamente alle cifre 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 0. Il liutaio poteva cifrare e decifrare a vista; doveva soltanto ricordarsi che la z, doppione della x, serviva a ingannare il nemico.