La notizia viene rapidamente ripresa un po’ ovunque, dal Jerusalem Post a Géo. Eppure, a ben riflettere, la cosa può sembrare sorprendente: da secoli, le edizioni delle Coniche contengono effettivamente i libri V e VII, ricavati da una traduzione araba. Il celebre Edmund Halley ne curò un’edizione integrale, includendovi persino una ricostruzione del libro VIII, davvero perduto.
Che cosa è accaduto, allora? In realtà, tutto nasce da un libro pubblicato di recente e citato da tutti gli articoli in questione: Prophets, Poets and Scholars: The Collections of the Middle Eastern Library of Leiden University («Profeti, poeti e studiosi: le collezioni della biblioteca del Medio Oriente dell’Università di Leida»), un volume accademico pubblicato dall’Università di Leida.
In questo libro compare un capitolo, firmato dal matematico e storico della scienza Jan Pieter Hogendijk, intitolato Jacobus Golius and his Arabic manuscripts on the exact sciences («Jacobus Golius e i suoi manoscritti arabi sulle scienze esatte»), che parla della raccolta di manoscritti arabi acquisita da Jacob Golius nel 17º secolo. Vi si trova infatti la traduzione araba di Apollonio, importante all’epoca per accedere a questo testo, ma oggi perfettamente nota.
Il libro non afferma affatto che i manoscritti siano stati ritrovati — è un libro molto serio — ma, a quanto pare, il primo giornalista a crederlo ha indotto i colleghi a crederlo a loro volta. La prova che le fake news possono insinuarsi anche nella matematica e nella sua storia!