«L’astrologia ellenistica è un amalgama di un’affascinante dottrina filosofica, di una mitologia assurda e di metodi sofisticati applicati a sproposito». Questa affermazione, scritta dal filologo e filosofo André–Jean Festugière (1898–1982), riassume bene in che cosa consista l’astrologia greca (praticamente identica fino al Rinascimento): è l’arte di trarre presagi dalla presunta influenza degli astri, fondata sull’unità del cosmo e sull’interdipendenza di tutte le parti di questo vasto insieme. Questa sorta di «simpatia» che lega l’Uomo al cosmo è il fondamento indispensabile delle pseudoscienze.
Più calcoli che osservazioni
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L’astrologia greca affonda le sue radici nell’astrologia babilonese: presso i Babilonesi, l’idea di un’influenza planetaria è antica (almeno dal VIIº secolo prima della nostra era), ma in un primo momento i presagi riguardavano soltanto il Re o l’intera nazione. Inoltre, tali presagi si basavano su osservazioni a occhio nudo di fenomeni astronomici (eclissi, congiunzioni notevoli…), senza alcun riferimento allo zodiaco. Solo alla fine del Vº secolo prima della nostra era compare l’astrologia oroscopica babilonese. Per «oroscopo» si intende una previsione del futuro fondata sull’esame delle posizioni del Sole, della Luna e dei cinque pianeti al momento della nascita (o del concepimento).
Del resto, questo sarà un elemento essenziale dell’astrologia ellenistica: le previsioni si basano su calcoli astronomici e non più sull’osservazione. Fu probabilmente tra il iiiº e il iiº secolo prima della nostra era che i Greci scoprirono l’astrologia babilonese. Gli oroscopi iniziarono a riguardare una persona specifica, in base alla configurazione dei pianeti rispetto ai segni zodiacali (il più antico oroscopo greco noto risale al Iº secolo a.C.).