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Hervé Lehning e tre macchine cifranti.

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Un divulgatore ----------------
È impossibile parlare di Hervé Lehning senza ricordare la sua straordinaria carriera di divulgatore scientifico, così come è vano voler stilare l’elenco completo delle centinaia di articoli che firmò in numerose riviste scientifiche e, soprattutto, sulla rivista Tangente (fu in particolare caporedattore di Tangente Sup). Hervé spaziava in tutti i campi e si ingegnava per rendere tutto accessibile al maggior numero possibile di persone. Teoria dei numeri, geometria, algebra, topologia, analisi, informatica, filosofia e storia, estetica, elezioni, modellizzazione, statistica, crittografia: esplorò tutti questi universi con felicità, semplicità e rigore al tempo stesso, impresa davvero ardua. Per fortuna ci restano le sue numerose opere, tra cui una delle ultime riassume da sola tutto il talento e l’universalità dell’autore (è tradotta anche in cinese!) con un titolo esplicito: *Toutes les mathématiques du monde* (Flammarion, 2017).
La crittografia come passione -----------------------------
Come la maggior parte degli scienziati, Hervé aveva i «suoi» campi prediletti. Questo gli permetteva anche di mettere a disposizione dei lettori e del pubblico la sua formazione di storico (era laureato in storia delle religioni) e il suo talento di narratore.
Uno di questi campi era la crittografia. Nella sua *Bible des codes secrets (Flammarion, 2019), ci racconta l’evoluzione di questa strana arte della dissimulazione sapiente, dall’Antichità a Internet, da Giulio Cesare agli attuali sistemi informatici, passando per la macchina Enigma. Con passione e umorismo, vi descrive questa storia che è (come diceva lui stesso) «quella della lotta senza quartiere tra chi ha qualcosa da nascondere e chi vorrebbe proprio scoprire ciò che gli si nasconde»*. È difficile separare la codifica dalle attività militari. Hervé, figlio di militare, era anche comandante della riserva e membro dell’Association des réservistes du chiffre et de la sécurité de l’information (ARCSI).
Fotografo, artista e filosofo -----------------------------
Conferenziere coinvolgente, Hervé amava documentare i suoi interventi anche con fotografie personali. Percorrendo la natura e le città del pianeta, vi traeva sorprendenti illustrazioni di proprietà, nozioni o modelli di quel mondo matematico che voleva renderci più vicino, più vivo. Ma l’estetica che percepiva nella scienza per eccellenza era diventata per lui anche una fonte d’ispirazione. Fu così che creò una serie di opere pittoriche e di oggetti d’uso quotidiano (lampade e tazze) che mettevano in evidenza ora operazioni o equazioni, ora proprietà notevoli.
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Le tazze «Pitagora» create da Hervé.

Dall’arte all’estetica, poi alla filosofia, nessun campo sfuggiva al nostro umanista. In risposta alle parole di un giornalista che affermava di «credere nella scienza», l’ultima pubblicazione apparsa di recente sul suo blog Math’monde (**blogs.futura-sciences.com/lehning**) spiega perché l’affermazione sia autocontraddittoria. Per lui, la scienza è una questione di fatti.
Grazie di tutto, Hervé.