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Il sette occupa un posto centrale nella Bibbia (circa 735 occorrenze), dove esprime la perfezione e la pienezza divina. La Creazione segue questo ritmo sacro: «Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in quel giorno si riposò da tutta l’opera che aveva creato facendola» (Gn 2, 3). Questo testo istituisce, nel settimo giorno, un tempo di riposo consacrato a Dio: lo shabbat ebraico e la domenica cristiana. Il numero sette indica ciò che è pienamente compiuto, come le sette parole di Gesù sulla croce o le sette lampade del candelabro (Es 25, 37). Nell’Apocalisse, il simbolismo raggiunge il culmine con le sette Chiese, i sette sigilli, le sette trombe e le sette coppe (Ap 1, 16). Questa pienezza si riflette anche nella tradizione cristiana nei sette sacramenti, segni completi della grazia divina: battesimo, riconciliazione, comunione, confermazione, unzione degli infermi, matrimonio e ordinazione. Si contano inoltre sette doni trasmessi dallo Spirito Santo (Isaia 11, 2). Sul lato oscuro della Forza, i sette peccati capitali furono stabiliti da Gregorio Magno nel 6º^{º} secolo: ira, avarizia, invidia, superbia, gola, accidia e lussuria. Il numero sette manifesta così l’equilibrio tra l’opera perfetta di Dio e l’invito rivolto all’uomo a entrare in questa pienezza.
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Discreto ma altamente simbolico, il numero otto è associato al rinnovamento, alla Risurrezione e all’inizio di una nuova creazione. È anzitutto legato alla salvezza: secondo la Prima lettera di Pietro (1 Pt 3, 20), otto persone vengono salvate dal diluvio nell’arca di Noè per ripopolare il mondo dopo il giudizio di Dio. Per segnare il suo ingresso nell’Alleanza stabilita da Dio con Abramo, la legge ebraica prescrive che ogni maschio sia circonciso «all’età di otto giorni» (Gn 17, 12). Questo numero supera il ciclo dei sette giorni della creazione e apre un tempo nuovo, che il cristianesimo associa al giorno della Risurrezione. Gesù appare risorto ai suoi discepoli «otto giorni dopo» (Gv 20, 26), fondando simbolicamente l’ottava di Pasqua, durante la quale la Chiesa celebra come un unico giorno la vittoria di Cristo sulla morte. Questa teologia dell’otto traspare da secoli nell’architettura sacra: i battisteri ottagonali significano la nuova nascita battesimale e i campanili ottagonali la partecipazione alla Risurrezione.