Bisogna attribuire la preminenza al numero o alla figura? Lungi dall’essere soltanto un dibattito tecnico tra matematici, questa questione ha conseguenze importanti sul rapporto con Dio coltivato dal matematico mistico Blaise Pascal.

Alexandre Grothendieck, talvolta considerato il più grande matematico del 20º^{º} secolo, scrive queste parole folgoranti in Récoltes et semailles:

*« Il 1955 segnò una svolta cruciale nel mio lavoro matematico: il passaggio dall’ “analisi” alla “geometria”. Ricordo ancora quella sensazione folgorante (del tutto soggettiva, certo), come se lasciassi steppe aride e aspre per ritrovarmi all’improvviso in una sorta di “terra promessa”, dalle ricchezze lussureggianti, che si moltiplicano all’infinito ovunque la mano si posi, per cogliere o frugare. […] L’Universo, il Mondo, anzi il Cosmo, sono cose in fondo estranee e molto lontane. Non ci riguardano davvero. Non è verso di essi che, nel profondo di noi stessi, ci porta l’impulso della conoscenza. Ci attrae la loro Incarnazione tangibile e immediata, la più vicina, la più “carnale”, carica di profonde risonanze e ricca di mistero.»*

Dalla «terra promessa», che richiama irresistibilmente la «Terra promessa», all’«Incarnazione» con la maiuscola, passando per il suo «mistero», tutto rinvia alla sfera religiosa in queste parole di un ebreo apolide cresciuto nella Francia cristiana del 20º^{º} secolo.
9af962ca2f0b9debc22a2e00ebc6d0468744577d69e8bc99440c153f86a9771c.jpg