Interrogato su che cosa avrebbe detto a Dio dopo la sua morte, qualora lo avesse incontrato, Russell avrebbe risposto: « Gli direi: “Dio, le prove [the evidence] che ci hai dato erano insufficienti.” » Dio, se esiste, ha dunque commesso un errore logico e ci ha indotti a credere al di là delle ragioni. La verità e l’obiettività non sarebbero i criteri essenziali che guidano il credente. Per Russell, invece, l’unica ragione per aderire a una credenza deve essere sempre « la sua probabile verità ».
Uno spirito libero ---------------
Non vi sono dubbi sulla virulenza degli attacchi di Russell contro la religione. In una celebre conferenza tenuta nel 1927 su invito della South London Branch of the National Secular Society, dal titolo provocatorio «Perché non sono cristiano», si presenta come uno spirito libero nella società britannica ingessata dell’inizio del 20º secolo. Il suo pamphlet sarebbe stato pubblicato e tradotto in molte lingue e sarebbe stato considerato uno dei testi più importanti del secolo.
Nel 1910 la candidatura di Russell al Parlamento sotto le insegne del Liberal Party fu respinta perché si dichiarava agnostico e rifiutava di andare in chiesa per salvaguardare la propria rispettabilità. Tuttavia, non si limitava a criticare la religione. La sua constatazione è più generale: il gusto per l’irrazionale travalica il solo ambito della fede. È l’eredità dell’Illuminismo a essere compromessa dalla «nostalgia del religioso». Russell sottolinea la banalizzazione della scienza e l’indebolimento del suo prestigio, mentre le leggi della natura sono comunemente accettate. Le società cosiddette civili non possono fare a meno di cercare un fondamento immaginario nella figura di un Essere supremo. Su questo punto il filosofo britannico non si fa illusioni: l’odio della ragione è una costante della storia dell’umanità.