Bisogna dare la preminenza al numero o alla figura? Ben lontana dall’essere soltanto una disputa tecnica tra matematici, questa domanda ha importanti conseguenze sul rapporto con Dio coltivato dal matematico mistico Blaise Pascal.

Alfred North Whitehead (1861-1947) è noto soprattutto per i suoi Principia Mathematica, opera fondamentale pubblicata in tre volumi dal 1910 al 1913. Scritta con Bertrand Russell, quest’immensa opera permise di fondare il formalismo logico, sintetizzando le diverse forme di algebra ereditate dal 19º^{º} secolo.
L’elaborazione, da parte di Whitehead, di una metafisica del cosmo — un lavoro speculativo senza precedenti condotto nell’ultima parte della sua vita — è invece meno nota. Whitehead pone la matematica al centro dell’impresa, convinto al tempo stesso che « l’universo non potrebbe esistere senza Dio, anche se Dio non lo crea ex nihilo ». Senza Dio, la realtà esistente è inintelligibile: una metafisica atea sarebbe dunque una pura contraddizione. Pur senza permettergli di dimostrare l’esistenza di Dio, la matematica offre a Whitehead un argomento per rendere filosoficamente inspiegabile la sua eventuale inesistenza — e non è poco: la matematica rivela un ordine astratto reale, che presuppone una selezione e una coerenza dei possibili. Le leggi logiche risulterebbero dunque opache senza Dio. Whitehead invita così a spostare la questione di Dio fuori dal registro classico della dimostrazione, per iscriverla in quello dell’intelligibilità del reale. Inoltre, il Dio di Whitehead non può ammettere una separazione fra spirito e materia, e spetta alla matematica realizzare questa congiunzione fra i due.
In Processo e realtà (1935), in un’epoca già assai disincantata, nella quale la religione era relegata ai margini, il filosofo propone un’originale teoria della Creazione, con l’obiettivo di riconciliare Dio e natura. Introduce un’entità separata, indipendente dal flusso delle cose, che orienta dall’esterno il « processo » (termine usato per rendere l’inglese process, da intendere quindi nel senso di « processo dinamico »). Il principio dell’ordine della natura resta dunque inspiegabile, e ciò pone un limite ultimo alla razionalità.