Invece di chiedersi se Dio esista, perché non accettare l’incertezza e ragionare in termini di probabilità? Pensatore cristiano e fondatore della «geometria del caso», Pascal era l’uomo giusto per affrontare la questione della fede come una scommessa.

Filosofo e matematico, Blaise Pascal fu anche un fervente credente; le sue celebri Pensées avrebbero dovuto intitolarsi in origine Apologie de la religion chrétienne (vedi anche l’articolo «La géométrie comme incarnation»). In queste pagine, pubblicate postume per la prima volta nel 1670, si trova un ragionamento originale volto a convincere della convenienza di credere in Dio. È la scommessa di Pascal, un approccio radicalmente nuovo a una questione secolare.

Rivolgendosi a chi dubita, Pascal non cerca di dimostrare l’esistenza di Dio. Più modestamente, il suo obiettivo è mostrare che credere in lui risponde anche a un interesse ben inteso, come per un giocatore di casinò che, pur non conoscendo l’esito di un lancio casuale, si chiede su che cosa debba puntare per massimizzare le proprie possibilità di vincita.
All’epoca di Pascal, la teoria delle probabilità era ancora agli albori. L’unico lavoro significativo pubblicato sull’argomento era quello di Girolamo Cardano, il Livre du jeu de hasard, scritto un secolo prima, intorno al 1564. Insieme a Fermat, Pascal diede davvero avvio agli studi matematici sulla questione. Ben lontano però dalle case da gioco frequentate dal libertino Cardano, Pascal fece così entrare le probabilità nella teologia.
Per dimostrare che abbiamo interesse a scegliere di credere in Dio, Pascal comincia a presentare la situazione come un gioco di testa o croce. In una formulazione moderna, la probabilità di vincere è 1/2 e la posta richiesta per giocare è pari a 1 €. Il guadagno del giocatore quando la moneta cade dal lato giusto deve dunque essere logicamente di 2 €. Senza dirlo, per trovare questo valore Pascal compie implicitamente un calcolo di valore atteso, cioè la somma dei guadagni relativi ai possibili esiti del gioco, ponderata con la probabilità di ciascuno di essi. Nel nostro testa o croce, alla fine del gioco chi ha perso ottiene 0 € e chi ha vinto 2 €. Poiché le probabilità di vincere e di perdere sono entrambe pari a 1/2, il valore atteso si ottiene con il semplicissimo calcolo