L’artista giapponese, che lavora con compasso, righello e squadre, è stato nominato «tesoro nazionale vivente» nel 2007, un riconoscimento assegnatogli per aver raggiunto l’eccellenza nel suo campo, lo yuzen (arte della tintura che risale al 17º secolo).
«Da un’inquadratura all’altra, quadrati, triangoli e cerchi dialogano e disegnano un ordine, dapprima nascosto», afferma. E sa di cosa parla: è lui stesso l’autore del libro Réflexions mathématiques sur la pureté de l'eau de source (1987, Éditions Galerie Jeanne-Bucher-Jaeger) e le sue creazioni si ispirano quasi esclusivamente alla geometria. Pur perpetuando la tradizione tintoria yuzen, ha saputo rinnovare quest’arte e dotarla di motivi che l’op art non rinnegherebbe. In un’altra opera, Trente études sur le vert (stesso editore, 1990), emerge tutta la familiarità dell’artista con le forme che popolano la sua opera, alcune delle quali potrebbero costituire oggetto di un vero problema di geometria.

Un kimono intitolato Pentagones écarlates

Vert 5 (1989), yuzen su carta.