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Il Bauhaus, scuola d’arte, design e architettura fondata a Weimar, in Germania, dall’architetto Walter Gropius nel 1919, orientò la creazione artistica verso la funzionalità, riducendo le forme all’essenziale e lasciando spazio soltanto alle figure geometriche fondamentali: triangolo, cerchio, quadrato. Questa «dittatura del quadrato» era criticata dagli oppositori del movimento, che impiegava forme fino ad allora inedite. Il critico d’arte Paul Westheim, pur promotore dell’arte moderna in Germania, arrivò persino a scrivere nella sua rivista Kunstblatt: «Tre giorni a Weimar e non se ne possono più vedere, di quadrati. Malevič ha inventato il quadrato nel 1913, per fortuna non l’ha brevettato!».

Manifesto della mostra del Bauhaus del 1923.

Omaggio al quadrato -----------------
Pittore, disegnatore e fotografo, Josef Albers (1888-1976), considerato uno dei precursori dell’Op Art, insegnò al Bauhaus dal 1920 al 1933, prima di emigrare negli Stati Uniti dopo la chiusura della scuola da parte della Germania nazista. A partire dal 1949 realizzò una serie di oltre mille opere, intitolata Omaggio al quadrato, tutte composte di quadrati incastonati l’uno nell’altro. Poiché per lui la percezione del colore era essenziale, il pittore volle studiare con precisione le interazioni cromatiche senza che la scelta della forma distraesse l’occhio. Scelse quindi il quadrato, una forma neutra che non avrebbe alterato la visione dei colori. Gli effetti prodotti sono del resto sorprendenti e variano da un’opera all’altra: quadrati fluttuanti, quadrati intrecciati, un quadrato dominante al centro del dipinto, un omaggio davvero meritato al celebre quadrilatero.

Francobollo statunitense per Omaggio al quadrato.

I quadrati di Aurélie Nemours ----------------------------
Un’altra artista affascinata dal quadrato, che pose al centro delle sue creazioni, Aurélie Nemours (1910-2005) realizzò opere in cui si esprime anzitutto l’astrazione geometrica. A partire dal 1953, questa artista, pittrice, incisora e scultrice, limitò le proprie rappresentazioni alle verticali e alle orizzontali, dalle quali nascono necessariamente accostamenti di quadrati e rettangoli dai colori contrastanti. Nel 1989 presentò in Germania, nei pressi di Stoccarda, le Long Chemin, una serie di tele quadrate monocrome lunga oltre cinquanta metri, quindi creò nel 1990 per la Manifattura di Sèvres Stèle, composta di quadrati sovrapposti. Per quasi tutta la sua carriera, Aurélie Nemours, desiderosa di «installare il vuoto», riuscì a magnificare il quadrato. Nel 2004 il Centre Pompidou di Parigi le dedicò una straordinaria retrospettiva.

Translation, serigrafia su carta, Aurélie Nemours, 1973.

Falso come un quadrato -------------------
Kasimir Malevič aveva, come disse Paul Wertheim, inventato il quadrato prima del Bauhaus creando il suo Quadrato nero su fondo bianco, bozzetto per un’opera futurista già nel 1913. Proseguì sulla scia del «suprematismo», corrente artistica russa da lui fondata, con il celebre Quadrato bianco su fondo bianco nel 1918 e le opere intitolate Quadrato nero, quadrato rosso del 1915. Quest’ultima tela, ricevuta in dono dal museo Kunstsammlung Nordrhein Westfalen di Düsseldorf nel 2015 e valutata tra 50 e 80 milioni di euro, si rivelò due anni più tardi essere… un falso. Dunque, non solo i quadrati di Malevič, che egli stesso preferiva chiamare «quadrangoli», forse non erano del tutto quadrati, ma alcuni di questi «pseudo-quadrati» sono anche falsi!

Quadrato nero, quadrato rosso, Kasimir Malevič, 1915.