I Celti costituiscono un insieme di società accomunate da una stessa identità culturale. Popolarono gran parte dell’Europa, dalle isole britanniche alla penisola iberica, fino alla Turchia, in un periodo che va dall’età del ferro alla romanizzazione della Gallia e, in Irlanda e nel Regno Unito, fino all’alto Medioevo. Questi popoli lasciarono poche tracce scritte, privilegiando la trasmissione orale dei loro saperi, e svilupparono soprattutto un’arte applicata a oggetti d’uso quotidiano (ceramiche, armi, gioielli), anziché su monumenti, come facevano Romani e Greci.
La loro arte ha un carattere intimo e sottile. I motivi finemente realizzati sono pensati per essere osservati da vicino dai proprietari degli oggetti che rivestono. Le decorazioni così ottenute sono stilizzate, poco figurative ed estremamente geometriche.
È questa geometria intrinseca a consentire la creazione di decorazioni complesse, intrecciate, rigogliose, ricche di livelli di lettura e dettagli nascosti, senza tuttavia compromettere l’estetica complessiva. È qui che interviene la geometrizzazione, ossia l’azione di «rendere geometrico». I motivi sono organizzati secondo elaborati principi geometrici e seguono una logica che permette di creare decorazioni coerenti. Questa geometrizzazione può essere studiata attraverso l’etnomatematica.
La costanza strutturale -------------------------
Le decorazioni a fasce sono un buon esempio di organizzazione geometrica ricorrente nell’arte dei Celti. Il principio delle fasce decorate è illustrato da Marcia Ascher nel suo libro divenuto un riferimento dell’etnomatematica: Mathématiques d’ailleurs (Seuil, 1998). Si tratta di classificare le decorazioni a fasce (o fregi) in base a traslazioni, rotazioni e simmetrie di uno stesso motivo. Esistono sette tipi di organizzazione, detti isometrie, che le società celtiche padroneggiavano già perfettamente alla fine di Hallstatt (prima età del ferro, 650 prima della nostra era), in particolare sulle ceramiche. Le decorazioni a fasce ricorrono poi per tutta l’età del ferro continentale, per esempio sui foderi delle spade, la cui forma si presta bene a questo tipo di decorazione, e fino all’alto Medioevo insulare nei manoscritti miniati. La ricerca di tutti i tipi di isometrie è attestata su tutti questi supporti.
Più della varietà dei supporti, la persistenza di questo tipo di decorazione attraverso i secoli, le aree geografiche e gli stili artistici dimostra una costanza strutturale intrinseca, che mette in evidenza un pensiero matematico identitario capace di definire l’arte dei Celti al pari della scelta dei motivi. Una decorazione a fasce di tipo PMM2 (simmetria verticale e orizzontale) può così ritrovarsi in uno stile «geometrico», composto di forme dette «semplici» sulle ceramiche, in uno stile irlandese ricco di micromotivi vegetali su un fodero di spada e negli intricati intrecci delle miniature dei manoscritti medievali insulari.

Le isometrie nelle fasce decorate celtiche.

Libro di Lindisfarne (18º secolo). Fasce decorate di tipo P111 (traslazione semplice) nei fregi di uccelli e tassellazioni di tipo P4M (quadrato totalmente simmetrico) nelle cornici laterali della croce.

Una teorizzazione a posteriori -----------------------------
Le fasce decorate non sono l’unico esempio geometrico analizzabile nell’arte delle società celtiche. Principi pitagorici sono stati individuati su falere (ornamenti di carri), le cui griglie metalliche, traforate minuziosamente secondo un intreccio di archi di cerchio, dimostrano una conoscenza e una padronanza approfondite del cerchio e delle sue suddivisioni.

Esempio di suddivisione del cerchio: falera di Somme-Bionne.

Altri principi vengono impiegati, come le tassellazioni. Benché se ne incontrino esempi più tardi, come nelle decorazioni dell’Alhambra in Spagna, il principio stesso delle tassellazioni fu teorizzato soltanto molto più tardi, in particolare dal matematico russo Evgraf Stepanovitch Fedorov (1853-1919), che ne dimostrò le 17 varianti alla fine del 19º secolo, e il cui potenziale artistico fu reso celebre nel 20º secolo dall’artista Mauritz Cornelius Escher. La loro presenza nei manoscritti miniati non è dovuta semplicemente a un felice caso artistico, ma testimonia, per ricorrenza e varietà, una vera ricerca, da parte degli artisti, sulle forme e sulle possibilità tanto artistiche quanto geometriche offerte da questo tipo di decorazione.
Altre decorazioni presentano costruzioni di tipo frattale, anch’esse teorizzate nel 20º secolo, che ripetono motivi entro i limiti fisici imposti dal supporto. Che si tratti di fasce decorate, tassellazioni o frattali, le costruzioni geometriche celtiche dimostrano la volontà di emanciparsi dal supporto, di esistere oltre ciò che l’occhio umano può percepire.
La ricerca del movimento -------------------------
L’arte dei Celti colpisce a prima vista per l’impressione di dinamismo e vitalità che sprigiona da composizioni pur prevalentemente non figurative. Questo effetto si ottiene non solo superando i limiti del supporto, ma anche ricercando la profondità attraverso giochi percettivi e di doppia lettura tra il motivo e lo sfondo. Il supporto dei motivi, l’oggetto in quanto tale, diventa un elemento chiave della propria decorazione, soprattutto negli specchi, la cui stessa forma è una mise en abyme di tipo frattale e i cui motivi, che la riempiono, creano un gioco tra quelli disegnati in primo piano e quelli che si ritagliano sullo sfondo. Inoltre, questi due tipi di motivi si ripetono a scale diverse e racchiudono figurazioni nascoste raffiguranti teste di uccelli.
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Specchio di Desborough (Gran Bretagna ;

1º secolo a.C. − 1º secolo d.C.). Giochi di doppia lettura, luce e frattali tra i motivi e lo sfondo.
Questa doppia lettura ricorre anche in tutte le composizioni: può far emergere, sullo sfondo di un fregio, un secondo tipo di fascia decorata, presentare composizioni triangolari tra gli archi di cerchio delle falere e offrire un repertorio di forme più esteso negli specchi.
Questa combinazione di principi matematici e geometrici contribuisce dunque a un’impressione di profondità e movimento, un principio che ritroviamo negli intrecci dei manoscritti. I fili che formano gli intrecci passano alternativamente gli uni sopra e sotto gli altri, dimostrando una ricerca di rilievo e profondità, una conquista della terza dimensione, creando al tempo stesso una ritmica grazie alla ripetitività del motivo e suggerendo una possibilità di continuità oltre i confini imposti dall’oggetto.
I maestri del sapere ----------------------
Queste produzioni artistiche sembrano attestare una conoscenza approfondita dei principi matematici e geometrici applicati. Infatti, le forme e i motivi ottenuti non sono frutto del caso, bensì il risultato di un ragionamento che considera i principi meccanici dell’oggetto-supporto, i limiti della superficie destinata alla decorazione, la loro simbologia intrinseca e l’effetto desiderato sull’osservatore. Ciò pone la questione dell’accesso a una forma di educazione matematica e geometrica.
La ripetitività dei motivi ottenuti nelle fasce decorate o nelle tassellazioni dei manoscritti, ciò che Mary Carruthers chiama «composizione memorativa» nella sua opera Le livre de la mémoire (Macula, 2018), favorisce, grazie alla sua disposizione ritmica, uno stato mentale propizio alla memorizzazione dei testi sacri associati alle miniature. Il gioco di doppia lettura esprime invece un’emancipazione dal supporto e, negli specchi, consente un gioco di luce con la superficie metallica, conferendo inoltre a questi motivi un aspetto vivo.
Le falere erano disposte su carri e finimenti per cavalli, i foderi e le ceramiche venivano maneggiati, le pagine dei manoscritti sfogliate. Queste decorazioni, per i loro molteplici livelli di lettura e punti di vista, mostrano dunque che si è tenuto conto del loro uso e della loro osservazione da diverse angolazioni. Prendono così vita tra le mani di chi le osserva: una vita regolata da principi matematici e geometrici e rivestita di repertori di forme complesse.