Per i chitarristi, Al Hamra, l’acropoli rossa di Granada, resta associata a un magnifico studio di tremolo, autentico capolavoro del tardo romanticismo, che rese celebre il compositore spagnolo Francesco Tarrega. I suoi Souvenirs de l'Alhambra, esaltati dall’interpretazione estatica di Alexandre Lagoya, sono fra i brani imprescindibili del repertorio chitarristico.
Per i matematici, a suscitare meraviglia e ammirazione è la sorprendente varietà, quasi esaustiva, dei motivi decorativi geometrici che vi si possono ritrovare. Si chiama gruppo cristallografico piano, o anche gruppo cristallografico, un gruppo, in senso matematico, costituito dall’insieme delle simmetrie di un motivo bidimensionale periodico che consente di ricoprire indefinitamente il piano mediante traslazioni in due direzioni non parallele. Oggi si sa che esistono diciassette gruppi cristallografici piani (vedi più avanti in questo dossier), che permettono di classificare tutti i motivi bidimensionali periodici. Questo risultato risale alla fine del 19º secolo. Ciò che sorprende, però, è ritrovare questi diciassette gruppi negli azulejos (piastrelle di maiolica decorate) dell’Alhambra, un complesso architettonico edificato nel 14º secolo dai re Youssouf Iº e Mohammed V al-Ghanî. In realtà, decifrare tutti i diversi motivi che ornano muri e pavimenti dei vari edifici e giardini del complesso del palazzo, riconoscerli e identificarli, non fu affatto semplice…
Senza Alhambra, niente Escher!
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Un primo studio matematico dei diversi tipi di strutture decorative del piano, presenti in un campione di tassellazioni provenienti da varie culture, si deve al matematico americano-ungherese György Pólya (1887-1985). I suoi lavori, pubblicati nel 1924 sulla rivista tedesca Zeitschrift für Kristallographie, propongono una classificazione matematica e una rappresentazione iconografica esaustiva dei diciassette gruppi di simmetria del piano. Benché questo risultato fosse già stato stabilito nel 1891 dal matematico russo Evgraf Stepanovitch Fedorov (1853-1919), si racconta che fu l’articolo di Pólya a «cristallizzare» la straordinaria produzione dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1972), il quale, scopertolo all’inizio degli anni Trenta, fece propri tutti gli esempi grafici proposti dal matematico. Quando scoprì i lavori di Pólya, Escher conosceva già l’Alhambra da dieci anni. Ne aveva apprezzato gli elementi decorativi e aveva allora annotato: «La combinazione di figure il cui aspetto evoca, agli occhi di un osservatore, un’associazione con oggetti o esseri viventi mi incuriosì sempre di più dopo la mia visita del 1922.» L’artista riconosce qui esplicitamente l’influenza degli artigiani andalusi sull’intera sua produzione. Senza Alhambra, niente Escher!