Situato nella Vandea meridionale, tra le città di Luçon, Fontenay-le-Comte, Niort e La Rochelle, l’attuale sito del Marais poitevin deve ben poco alla natura, anche se la baia dell’Aiguillon, che ne costituisce lo sbocco verso l’oceano, è riconosciuta ufficialmente come parco naturale dal 1996.
Tutto risale alla fine dell’ultima glaciazione, quando un generale innalzamento del livello di mari e oceani diede origine, nella regione che ci interessa, al golfo dei Pictoni, dal nome del popolo gallico che ne occupava le rive. Questo golfo si colmò progressivamente per un duplice fenomeno di sedimentazione naturale, dovuto sia agli apporti del mare sia ai depositi alluvionali di origine fluviale. Si chiama bri il sedimento azzurrastro formato da argilla proveniente dalla Gironda e dalla Loira, trasportata dalle correnti marine. Oggi raggiunge uno spessore di una decina di metri e costituisce il sedimento della baia dell’Aiguillon. Il progressivo interramento del golfo ridusse l’influenza oceanica, compensata dagli apporti di una rete di fiumi che confluivano nella Sèvre niortaise. Con il progressivo addolcimento dell’ambiente, la vegetazione proliferò e diede origine, più a est, alla formazione di torbiere dalla decomposizione di vegetali (salici, frassini, canne, giunchi). Insieme ai terreni argillosi, esse formano lo strato superficiale delle attuali paludi, spiegandone la particolare fertilità.
Un antico intervento umano
---------------------------------
Fino all’inizio del Medioevo, le zone costiere paludose, regolarmente inondate per effetto dei movimenti del mare e degli apporti fluviali, non furono sfruttate. I signori locali se ne interessarono poco e cedettero queste terre, considerate «marce», ai monaci benedettini, che eressero le loro abbazie lungo il perimetro del golfo e avviarono lavori di prosciugamento fin dalla fine del 10º secolo. La vicinanza dell’oceano consentì la creazione di saline molto redditizie. Attorno alle loro abbazie, i monaci costruirono cinte di argini al cui interno l’acqua piovana veniva raccolta e convogliata fuori, proteggendo le terre dalle inondazioni e rendendone possibile la coltivazione. Queste poche opere furono distrutte nel corso della guerra dei Cent’anni (1337‒1453), poi delle guerre di religione (1562‒1598).
La promulgazione dell’Editto di Nantes (1598) da parte di Enrico IV riportò la pace. Per combattere la carestia seguita a decenni di guerra, il re avviò un vasto programma di prosciugamento delle paludi per aumentare le superfici coltivabili. Poiché i signori francesi erano in rovina, il sovrano si rivolse a investitori fiamminghi e olandesi che, oltre ai capitali, portarono la loro competenza in materia idraulica. L’ingegnere Humphrey Bradley (1584‒1639), celebre per i lavori di dragaggio del porto di Dover e di prosciugamento dei Fens (Gran Bretagna), fu nominato «maestro degli argini e dei canali del regno» nel 1599. La sua missione si estendeva «a tutte le paludi e acquitrini di Francia, che appartenessero al demanio reale, alla Chiesa, alla nobiltà o al terzo stato». L’ingegnere e i suoi associati conservarono questo monopolio fino al 1639.