Nella biografia dedicata al fratello, Gilberte Périer descrive la singolarità della retorica pascaliana: «Possedeva un’eloquenza naturale che gli conferiva una meravigliosa facilità nell’esprimere tutto ciò che voleva; ma vi aveva aggiunto regole che nessuno aveva ancora concepito e di cui si serviva con tale efficacia da essere padrone del proprio stile; sicché non solo diceva tutto ciò che voleva, ma lo diceva nel modo che voleva, e il suo discorso produceva l’effetto che si era proposto.» Il pensiero del filosofo si nutre di molteplici influenze e di una conoscenza particolarmente acuta della retorica classica. La sua arte della persuasione unisce il rigore matematico alla duttilità dell’eloquenza. Le tendenze metodologiche variano secondo gli argomenti da trattare.
Convincere o persuadere
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Per Pascal, l’arte di persuadere è meno nobile dell’arte di convincere, poiché la prima non si rivolge alla ragione ma fa appello al piacere dell’ascoltatore. È anche più difficile, perché i gusti sono vari quanto gli uomini e persuadere significa anzitutto piacere, cogliere in ciascuno ciò che gli farà accettare quanto gli viene proposto. Il piacere è, secondo Pascal, «la moneta in cambio della quale diamo tutto ciò che ci viene chiesto». Ma individuare questo «piacere» non è facile, come afferma L’Art de persuader, poiché varia non solo da un individuo all’altro, ma anche nello stesso individuo.
Si comprende allora l’insufficienza della dimostrazione quando occorre convincere l’«uomo comune». Pascal afferma nei Pensieri che «i geometri sarebbero dunque sottili se avessero buona vista»; e che gli «spiriti sottili sarebbero geometri, se potessero volgere lo sguardo verso gli insoliti principi della geometria». Se la persuasione è un’arte, Pascal invoca una sorta di plasticità dello spirito umano: occorre adottare il punto di vista dei matematici per pensare bene, ma anche saper cogliere le cose nel loro insieme, ridiscendere nella realtà sensibile.
Per Pascal esistono due modi di accedere al vero. Da una parte la «ragione discorsiva», che procede passo dopo passo, dall’altra il «cuore», che dà accesso ai primi principi, come l’infinito o il divino. Ora, queste due certezze pongono il problema della loro comunicazione. La prima, la certezza scientifica, è comunicabile soltanto a un piccolo numero di uomini. La luminosa dimostrazione di una verità incontestabile resta disperatamente opaca per la maggior parte dell’umanità. Quanto alla seconda certezza, quella della fede, è tanto personale da radicarsi nella parte più intima e misteriosa dell’uomo.