L’insegnamento della matematica in Francia sembra problematico, a giudicare dalle valutazioni internazionali TIMSS e PISA, nelle quali il nostro Paese occupa stabilmente le ultime posizioni da diversi anni. Jean-Michel Blanquer, ministro dell’Istruzione nazionale, ha incaricato i matematici Charles Torossian, ispettore generale dell’Istruzione nazionale, e Cédric Villani — per il quale si trattava della seconda missione di rilievo dopo quella sull’IA, che dovrà presentare le proprie conclusioni nel mese di aprile — di valutare le ragioni di questa situazione e raccomandare misure per migliorarla. Tangente ha intervistato Charles Torossian, factotum di questa missione.
Va anzitutto sottolineata la professionalità della preparazione e del metodo di lavoro, che comprendeva un’analisi delle esperienze precedenti, come quella della commissione Kahane, i cui lavori iniziarono nel 1999, nonché il ritmo serrato adottato dal gruppo. Lettera d’incarico il 23 ottobre 2017, prima riunione il 9 novembre, stesura, il 9 febbraio 2018, di un rapporto consegnato il 12 febbraio e intitolato
21 misure per l’insegnamento della matematica (il rapporto, di 96 pagine, è interamente consultabile
facendo clic qui).
Le ventuno persone «permanenti» di questo gruppo — coincidenza: tante quante le misure — provengono da ogni ambito: insegnanti, dalla scuola primaria all’università, dirigenti scolastici, ispettori, formatori, funzionari dei servizi dell’Istruzione nazionale. Per tre mesi il ministero ha parzialmente esonerato dai loro compiti i partecipanti al gruppo, ma il loro calendario era fitto: ogni settimana, due giorni di preparazione e riflessione, tre giorni di riunioni con gli altri membri della commissione oppure di audizioni di sedici gruppi di specialisti su un tema preciso e di altri otto gruppi di protagonisti dell’istruzione («quindici tavole incrociate»).
Calcolo, formazione, sistema
==========================
Le ventuno misure raccomandate (vedi sul sito di Tangente), ripartite in cinque temi, sono di natura piuttosto varia: alcune sono molto precise, altre esprimono più auspici generali che indicazioni per tradurli in pratica. Le proposte della commissione comportano importanti iniziative in tre grandi direzioni: il ruolo del calcolo, la formazione degli insegnanti della scuola primaria e l’adattamento del sistema alla nuova realtà. Il rapporto avrà senso solo a condizione che siano adottate! Cominciamo dal calcolo.
Charles Torossian: «Bisogna depoliticizzare l’apprendimento del calcolo. Il calcolo è connaturato alla matematica, è un gradino fondamentale che conduce a una visione, a una comprensione di ciò che ci circonda. Sapete che meno del 50% degli alunni della scuola secondaria di primo grado sa moltiplicare 35,1 per 100? Inaccettabile! La conclusione che ne traiamo è questa: non rinviare l’approccio ai decimali, alle frazioni…»
La stampa ha ritenuto che occorresse usare il metodo di Singapore (vedi riquadro) per la scoperta delle operazioni. Sebbene nelle misure pubblicate sia citato solo come esempio, questa raccomandazione è stata avvalorata dalla presenza nella commissione di Dorothée Badinier e Monica Neagoy, che ne pubblicano la versione francese, controversa, presso la Librairie des écoles: circostanza che potrebbe essere considerata un conflitto d’interessi. Charles Torossian lo contesta, in considerazione delle dimensioni della commissione e soprattutto delle personalità che la compongono. In pratica, durante le audizioni e le tavole rotonde sono state prese in considerazione varie pedagogie alternative, fra cui quella Montessori, all’origine del metodo di Singapore. La Francia è del resto riconosciuta per la qualità dei suoi intellettuali che si sono occupati di pedagogia, come Ferdinand Buisson, Célestin ed Élise Freinet. Finora, però, sono stati Paesi come Singapore o la Finlandia ad adottarle e a superarci nei loro metodi pedagogici.

Rémi Brissiaud (a sinistra) e Jean-François Chesné (a destra) scoprono «l’albero delle ciliegie» di Hervé le Madec (in piedi a sinistra), sotto lo sguardo di Anne Keller, Olivier Pinson e Michèle Deschler, membri della missione.
Gli insegnanti della scuola primaria
================================
Questi metodi vanno naturalmente applicati fin dalla scuola primaria. Ma da molti anni è evidente un fatto: sono rari gli scienziati che scelgono la carriera di insegnante della scuola primaria. Ben più grave: gli insegnanti della primaria hanno spesso avuto difficoltà con la matematica. Come si può pensare che riescano naturalmente a «trasmettere» gli approcci che faciliteranno l’appropriazione dei concetti matematici da parte dei loro alunni?
Charles Torossian: «È la seconda grande direttrice del nostro rapporto. Proponiamo un “modulo di riconciliazione” in tre fasi. La prima riguarda il modo in cui i futuri insegnanti della scuola primaria percepiranno la matematica alle superiori. Ci tornerò. La seconda si svolge all’università, durante la laurea triennale. Sarà proposta loro un’offerta integrativa, favorita dal nuovo panorama dell’istruzione superiore: bisogna trarre vantaggio dalle aggregazioni tra università, con la vicinanza fisica tra le facoltà di scienze e quelle umanistiche. Infine, la terza fase è la formazione continua. Raccomandiamo una formazione “orizzontale”, fra pari. L’unità di base è il gruppo. Bisogna avanzare insieme, facendo leva sulle competenze di ciascuno. Saranno creati quasi milleduecento posti di consulenti pedagogici per gestire l’organizzazione di questa formazione orizzontale: svolgeranno più il ruolo di consulenti pedagogici che di referenti.»
Quest’ultima frase dà un’idea della terza direttrice: l’adattamento del sistema alle nuove realtà. È la più difficile. Come convincere l’intera struttura dell’Istruzione nazionale a cambiare i propri metodi? Dal rettorato all’insegnante sul campo, passando per gli ispettori e i dirigenti scolastici, tutti saranno coinvolti dalle misure raccomandate.
Charles Torossian: «La scuola della fiducia significa anche non concentrare più le azioni esclusivamente sugli alunni, ma occuparsi anche degli insegnanti, nei quali riponiamo fiducia: sono professionisti. Chiederemo loro di uscire dalle classi per lavorare in rete, accettare la pluralità degli approcci, creare veri laboratori di apprendimento della matematica, nei quali lavoreranno insieme, alimentati dall’esterno — IREM, università, CNRS… — prima di invitare gli alunni. Ma, naturalmente, per riuscirci, occorre che i dirigenti scolastici integrino nel proprio funzionamento l’obiettivo strategico della riconquista della matematica, facilitino la cogestione dei gruppi, adattino gli orari, finanzino le iniziative e il tempo supplementare dedicato dagli insegnanti… Per verificarne la fattibilità, sarà avviata una sperimentazione triennale in cinque licei.»
Dietro questa direttrice, che modifica le abitudini di ogni attore del sistema, si cela una vera rivoluzione del pensiero: avere più fiducia negli alunni, smettere di credere che non possano imparare, smettere di associare al termine «elitarismo» tutti gli orrori del mondo (vedi riquadro).
Charles Torossian: «Tutti gli alunni possono essere motivati: il sistema deve smettere di demotivarli. L’impostazione della lezione deve rispettare l’intuizione del bambino e farlo reagire. Una lezione scritta più strutturata, meglio organizzata nella scansione temporale della lezione, è fondamentale, ma non basta. Bisogna conciliare motivazione, piacere, impegno e lavoro personale. Il ruolo dell’insegnante resterà centrale.»
Tangente non può che sostenere le conclusioni di questa commissione, anche se non necessariamente condivide tutte le sue raccomandazioni. C’è solo da sperare che per i dirigenti politici non sia un semplice annuncio a effetto, come lo fu la «Strategia per la matematica» della ministra precedente, e che sia seguito da effetti concreti. La riforma dei licei annunciata pochi giorni dopo le misure della commissione, che confermava la possibilità di conseguire il diploma di maturità senza avere seguito corsi di matematica negli ultimi due anni, ha tuttavia rappresentato una doccia fredda.
Mercoledì 24 gennaio: presentazione del rapporto ai parlamentari presso l’Assemblea nazionale.