Il baccalauréat porta con sé una storia e valori che ne hanno fatto un riferimento imprescindibile della società francese. Le cose sono molto cambiate dalla sua istituzione, ma è così radicato nell’immaginario collettivo che metterlo in discussione suscita reazioni vivaci.
Eppure oggi, sotto vari aspetti, contraddice i principi che ne hanno costituito la forza. Anzitutto, ottenerlo non significa più nulla (i voti vengono gonfiati per allinearli alle statistiche desiderate). Il suo funzionamento ha conseguenze nefaste sulla didattica. Non è più un passaporto per l’istruzione superiore. Comporta costi sempre maggiori per lo Stato e un mese sottratto alla formazione degli altri liceali. Infine, constatazione sorprendente, è scomparso il carattere egualitario che ne aveva ispirato l’istituzione.
La sconfitta della democratizzazione del sapere ----------------------------------------------
Il bac è stato infatti, per oltre un secolo e mezzo, il simbolo della democratizzazione del sapere e l’obiettivo ultimo di intere generazioni, che solo una minoranza avrebbe avuto la fortuna di raggiungere. Stimolando l’acquisizione delle conoscenze, portava con sé la fiaccola delle pari opportunità: il successo scolastico coincideva con quello sociale.
Ma ecco che il concetto di democratizzazione è stato snaturato. La svalutazione non esiste solo in economia. Proprio come una banconota vale ben poco in periodo d’inflazione, il diploma del bac distribuito all’88%, se non di più, della popolazione liceale, accompagnato da requisiti sempre più modesti riguardo alle capacità valutate, non è più un punto di riferimento. Per colpa di un bac svalutato, la scuola è diventata incapace di promuovere il merito scolastico, gettato alle ortiche sotto l’infamante etichetta di elitismo.
Come si è arrivati al punto che il nostro baccalauréat abbia così poco valore?
È il risultato perverso di una concezione errata dell’uguaglianza, che fa rimare questa parola con livellamento verso il basso. Il celebre obiettivo di far conseguire il bac all’80% di una generazione (non del tutto raggiunto) lo si persegue abbassando il livello delle prove, manipolando le griglie di valutazione, ripescando senza misura durante le commissioni.
Ma poiché ciò non basta, si modificano le regole per ottenerlo aggiungendo molte opzioni che consentono soltanto di guadagnare punti in caso di successo. Così, nei TPE (travaux personnels encadrés, una delle eccellenti iniziative adottate negli ultimi anni), vengono conteggiati solo i punti oltre il 10. Uno studente che copia integralmente la propria relazione da Internet, se viene scoperto, ottiene esattamente lo stesso risultato di chi ha svolto un lavoro da sufficienza. Gli studenti, che possiedono comunque alcune nozioni di probabilità, possono dunque tentare la sorte con un rischio ridotto.
Più grave ancora: la stessa assenza di rischio in caso di frode. Uno studente colto in flagrante durante il bac rischia ufficialmente sanzioni che vanno dal richiamo al divieto di sostenere esami per 5 anni. In pratica, nulla. Una convocazione a porte chiuse da parte del responsabile del centro, poi lo studente è autorizzato a sostenere il resto delle prove. Del resto, se un sorvegliante nota uno studente che sta copiando, ha istruzione di non intervenire e di lasciarlo continuare.
Con queste regole, i punteggi dei diplomati al bac talvolta sfondano il tetto massimo senza significare granché; non è raro vedere uno studente conseguire il bac con un punteggio superiore a 20. Sempre più istituti dichiarano un tasso di successo del 99%, se non del 100%, e se ne vantano! Se infatti la nozione di graduatoria degli studenti è «tabù» (alcuni programmi eliminano persino la colonna «graduatoria» dal documento prodotto alla fine dei trimestri), i presidi fanno di tutto per accrescere le proprie statistiche di successo, incoraggiati dai giornali che ogni anno, nello stesso periodo, pubblicano il loro immancabile servizio: la classifica dei migliori licei. Poiché l’indicatore del tasso di successo al bac non significa più nulla – Luc Ferry, ex ministro dell’Istruzione, ha persino dichiarato che «per non ottenere il bac, bisogna farne richiesta» –, ora la stampa mette in risalto la percentuale di «menzioni molto bene».
Percezione sociale e didattica --------------------------------
Allora, perché ostinarsi a conservarlo? In alcune società primitive, il passaggio dall’infanzia all’età adulta è segnato da un «rito di passaggio»: come una muta, una prova, spesso fisica, più o meno violenta, traccia un confine tra i due status. Liberato della sua «pelle infantile», l’individuo si ritrova d’un tratto alla pari degli adulti nei diritti e nelle responsabilità.
Nelle nostre società esiste una fase intermedia scomoda: l’adolescenza. Il bac non tende dunque a diventare, per i genitori come per i giovani, un surrogato di rito di passaggio, come sembra suggerire l’espressione «prima prendi il bac!»?
Per gli studenti, la percezione dell’esame è paradossale sotto più aspetti. Da una parte, è diventato talmente una formalità da non significare più molto, al di là di questo rito sociale che si concretizza nell’obbligo di presentarsi all’esame. Molti non si sforzano di lavorare durante l’anno per assimilare conoscenze e competenze, tanto il successo appare loro certo.
Ma per coloro che tuttavia non lo superano (e per le loro famiglie), è spesso un vero dramma psicologico, la cui gravità è proporzionale al tasso di successo degli altri.
Purtroppo, l’impegno dell’istituzione non si è concentrato sulla formazione profonda degli studenti. In matematica in particolare, il nozionismo, che consiste nell’accontentarsi di imparare «a memoria» certe tecniche senza comprenderle, è incoraggiato dal sistema. I docenti, sempre più influenzati dalle pressioni esercitate dall’amministrazione o dai genitori degli studenti, spesso purtroppo si lasciano prendere da questo gioco della superficialità, a scapito della trasmissione profonda delle nozioni. Alcuni siti collaborativi e alcuni manuali scolastici si lasciano andare a questa deriva fornendo «materiale su cui esercitarsi» per tale approccio. Ma possiamo davvero biasimarli se cedono alla demagogia?
Nello stesso spirito, citiamo il pericolo del concetto di «contratto di fiducia» di André Antibi, autore della pertinente Constante macabre, che, volendo eliminare l’imprevisto dagli esami, sembra incoraggiare il nozionismo (anche se il suo approccio è più sottile).
Passaporto per il nulla -------------------------
Un’altra funzione del bac è ormai superata: il lasciapassare che rappresentava per gli studi superiori, garantendo un livello minimo di preparazione. Oggi i giochi sono fatti parecchi mesi prima di conoscere i risultati.
Nella serie S, se la maggior parte delle università francesi non prevede concorsi o esami d’ammissione, una selezione viene invece effettuata per l’ammissione ai corsi preparatori alle grandes écoles, agli IUT, ai BTS e ad altri percorsi specializzati. La maggior parte degli studenti presenta la propria candidatura all’inizio di aprile attraverso il sistema informatico APB (admission post bac, vedi il nostro articolo). Il sistema decide in giugno, quindi prima dell’esame, dove vengono ammessi; l’ammissione è naturalmente subordinata al conseguimento del bac, che servirà soltanto a convalidare questa selezione a priori.
Questo sistema ha dunque anche una conseguenza negativa per l’università: gli studenti che vi si ritrovano sono, salvo eccezioni, quelli che non sono stati ammessi da nessun’altra parte. Di fatto, la selezione avviene al passaggio al secondo anno. Eppure il tasso di insuccesso al primo anno universitario, già molto elevato, viene artificialmente abbassato, poiché i finanziamenti sono calcolati in base al numero di studenti al secondo anno di laurea. L’aumento del tasso di successo al bac ha quindi, in definitiva, la conseguenza di trasferire il costo delle ripetenze dal liceo all’università.
Parliamo proprio dei costi. In un’epoca in cui i tagli di bilancio indeboliscono la coerenza di alcuni insegnamenti, perché non risparmiare su questa macchina burocratica, di cui tutti gli indicatori dimostrano l’inutilità e il costo esorbitante (vedi nel riquadro il rapporto della Corte dei conti)?
Viene da sognare che tutte queste risorse siano redistribuite a favore di iniziative didattiche!