È impossibile calcolare il riscaldamento del pianeta legato alla CO2 senza un modello accoppiato atmosfera–oceano, oggi possibile grazie alla crescente potenza dei computer. Questo nucleo fondamentale della simulazione climatica è al centro dei venti-trenta modelli climatici esistenti. Una cella è un parallelepipedo con due lati di cento-duecento chilometri, ma con uno spessore sempre più sottile man mano che ci si avvicina alla superficie del globo. Le divergenze che si riscontrano regolarmente tra i modelli, in particolare durante le campagne internazionali di interconfronto, sono spesso dovute ai fenomeni di scala sub-griglia, che svolgono un ruolo chiave a una scala più piccola di quella delle celle: scambi radiativi, vegetazione, turbolenze dell’aria, ruolo delle nuvole, degli aerosol e del vapore acqueo, correnti marine… Per esempio, il rallentamento della circolazione oceanica nell’Atlantico settentrionale, legato a una diminuzione della salinità dovuta all’aumento delle precipitazioni, complica la previsione di ciò che accadrà sulla costa occidentale della Francia.