Il 1º giugno 2019 Michel Serres si è spento (vedi Tangente 189). Si definiva lui stesso uno «scienziato diventato filosofo». Iniziò infatti studiando matematica, poi frequentò l’École Navale, per orientarsi – probabilmente sotto l’influenza di una riflessione personale sulla scienza, messa in crisi dal dramma di Hiroshima – verso l’École normale supérieure (ENS), sezione «lettere», prima di diventare il noto filosofo e storico della scienza che conquistò il suo pubblico con gli interventi nei media e le numerose opere. Le sue prime inclinazioni per la matematica gli lasciarono una grande familiarità con questa disciplina, tanto che disseminò spesso il proprio percorso filosofico di riferimenti matematici, presenti tanto nei suoi interventi quanto nelle sue pubblicazioni.
Leibniz: punto di partenza
Michel Serres scelse il filosofo e matematico tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz (1646–1716) come argomento della sua tesi di filosofia, pubblicata dalle Presses universitaires de France nel 1968 perché, come egli dice, «Leibniz è del nostro tempo, è il nostro predecessore, ha iniziato a costruire il mondo in cui viviamo, lo ha riconosciuto prima di noi, meglio di noi».
Con il titolo Il sistema di Leibniz e i suoi modelli matematici, passa al vaglio l’opera del suo illustre predecessore e vi scopre, benché il filosofo tedesco abbia fama di disperdersi, un sistema perfettamente coerente, che mette in evidenza a modo suo. «Lo spessore del linguaggio metafisico impedisce che questa lettura \[di un linguaggio universale\] sia così agevole come si crede \[…\]. Per chiarire il problema, s’impone un principio: risalire dai paradigmi \[i modelli\] alla struttura \[…\]. Si potevano allora scegliere modelli in mille ambiti \[…\]. Si è preferito procedere per riduzione verso il semplice e scegliere una successione di teorie matematiche.» Nelle tre parti, «Stelle», «Il linguaggio degli schemi», «Il punto fisso», Michel Serres si propone dunque di farci comprendere che la libertà di comporre percorsi, già presente nella filosofia di Leibniz, si ritrova anche nelle sue invenzioni all’interno del modello matematico, affermando che «in tutta la sua opera scientifica si riconosce la sua acuta consapevolezza dei cambiamenti d’ordine, delle variazioni e delle ristrutturazioni».





