Isabelle Lémonon-Waxin è autrice di una tesi di dottorato intitolata La Savante des Lumières françaises, histoire d’une persona : pratiques, représentations, espaces et réseau. Attualmente è ricercatrice associata presso il Centre François-Viète dell’Università di Nantes e ha accettato di rispondere alle nostre domande.
Tangente: la sua tesi non riguarda una donna di scienza in particolare, bensì la figura generale della Donna di scienza nel 18º secolo. Perché questa scelta?
Isabelle Lémonon: quando ho iniziato la mia tesi, avevo letto articoli e libri sulle donne nelle scienze del 18º secolo. Avevo notato che a queste donne venivano attribuite etichette quali astronoma, chimica ecc. Il problema è che ciò che oggi intendiamo con queste parole non corrisponde necessariamente all’attività praticata allora. Mi sono dunque chiesta che cosa significassero precisamente in termini di attività scientifica, rispetto a oggi ma anche rispetto agli uomini dell’epoca. Ho quindi cercato archivi sulle donne di scienza del tempo, ma anche documenti d’archivio redatti dalle donne stesse, con l’obiettivo di concentrarmi sulle loro pratiche scientifiche e non sui racconti che riferiscono, talvolta vagamente, ciò che facevano.
Da allora il problema si è articolato in due interrogativi complementari: anzitutto, che cosa significava essere una donna di scienza, una studiosa, all’epoca? In secondo luogo, quali archivi permettono di indagare l’argomento?
Una grande difficoltà deriva dal fatto che gli archivi disponibili sono relativamente pochi, il che restringe l’approccio a una dimensione biografica, attraverso le reti in cui operavano, il loro ambiente sociale… L’obiettivo, però, non era compilare biografie, bensì chiedersi quale fosse allora il significato delle espressioni «donna astronoma» e «donna di scienza».