Almeno due scienziate nei paesi dell’Islam
Il Medioevo ci ha tramandato poche matematiche, perlomeno donne di cui si conosca il nome. Nei paesi dell’Islam ne sono noti almeno due: al-΄Ijlīyah e Lubna di Cordova.

Il Medioevo ci ha tramandato poche matematiche, perlomeno donne di cui si conosca il nome. Nei paesi dell’Islam ne sono noti almeno due: al-΄Ijlīyah e Lubna di Cordova.

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Le matematiche arabo-musulmane si svilupparono in un contesto storico e geopolitico affascinante, segnato in particolare dall’importanza della dinastia abbaside, dal ruolo della Casa della Sapienza e dai legami diplomatici e intellettuali con le culture confinanti.

Alla fine del XVI secolo, l’incontro con saperi e pratiche giunti dall’Europa modificò il modo in cui la matematica veniva percepita in Cina, sia dal punto di vista tecnico sia da quello storico, attorno a due grandi questioni: come va praticata e chi l’ha inventata per primo?

L’uso di uno pseudonimo maschile divenne frequente a partire dalla Rivoluzione. Fu la strategia adottata da Sophie Germain, di cui quest’anno si celebra il 250º anniversario della nascita. La sua corrispondenza con Gauss, nella quale finì per rivelare la propria identità, mostra la grande ammirazione che suscitava.

Contrariamente a quanto oggi si immagina, diverse scienziate furono retribuite per il loro lavoro e talvolta persino onorate con il titolo di corrispondenti o di membri di accademie scientifiche. La comunità scientifica sapeva ciò che doveva loro, e se ne possono ricostruire i diversi profili.
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