Rappresentazioni femminili

Se la rappresentazione allegorica della matematica ricorre sempre a figure femminili, la realtà medievale consentiva a pochissime donne di dedicarvisi: alcune religiose e donne di alto rango, come una vedova fiorentina che nel 1330 rilevò la scuola d’abaco del marito.


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Le calcolatrici fanno il loro ingresso in gran numero nell’astronomia francese negli anni Ottanta dell’Ottocento, ma occorre attendere il 1908 e la riforma del percorso formativo degli astronomi perché le donne intraprendano la professione di astronoma, sulle orme di Edmée Chandon.

L’uso di uno pseudonimo maschile divenne frequente a partire dalla Rivoluzione. Fu la strategia adottata da Sophie Germain, di cui quest’anno si celebra il 250º anniversario della nascita. La sua corrispondenza con Gauss, nella quale finì per rivelare la propria identità, mostra la grande ammirazione che suscitava.

Contrariamente a quanto oggi si immagina, diverse scienziate furono retribuite per il loro lavoro e talvolta persino onorate con il titolo di corrispondenti o di membri di accademie scientifiche. La comunità scientifica sapeva ciò che doveva loro, e se ne possono ricostruire i diversi profili.

Individuare e classificare la varietà delle attività delle donne dedite alle scienze permette di comprendere meglio i loro ruoli. Esistono dunque diversi tipi di donne di scienza: filosofe naturali (nel senso di Newton), tecniche, amministratrici scientifiche, allieve, traduttrici, animatrici di salotti, ecc.
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