Allenatori e manager sportivi fanno ampio uso dei big data, processo descritto in inglese con il termine sports analytics («analisi sportive»). Questa applicazione della statistica è nata nel baseball, dove ha dato vita alla sabermetria, di cui Billy Beane — manager degli Oaklands Athletics — è una figura di spicco; la sua storia è raccontata, tra l’altro, nel film Le Stratège con Brad Pitt (Bennett Miller, 2011). La sabermetria (dall’acronimo SABR, Society for American Baseball Research) usa la statistica per produrre una conoscenza oggettiva del baseball, fondata su indicatori affidabili per valutare talento e prestazioni. Il suo successo ne ha favorito l’uso in altri sport, come il basket, il calcio e l’hockey.
I big data nello sport
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Di fatto, gli sports analytics sono diventati un’attività commerciale e aziende come IBM sviluppano tecnologie di visualizzazione statistica e modelli avanzati basati su questi dati per analizzare o prevedere i risultati delle partite. Una modellizzazione simile è complessa: nel tennis, per esempio, i punti di una partita non sono indipendenti e identicamente distribuiti. Di conseguenza, l’esito di una partita resta sempre incerto, ed è questa la bellezza del gioco. La raccolta di dati non è più riservata ai professionisti: anche lo sportivo amatoriale può consultare diverse statistiche sulla propria attività tramite il proprio smartwatch, per esempio.