Paul Halmos (1916–2006) -----------------------
Nato a Budapest nel marzo 1916, Paul Halmos raggiunse a 13 anni il padre, medico, a Chicago; a 16 anni si recò all’università dell’Illinois per studiare filosofia, prima di orientarsi verso la matematica. Dopo aver conseguito nel 1938 il dottorato sugli invarianti nei processi stocastici, sotto la direzione del grande probabilista Joseph Leo Doob (1910–2004), uno dei fondatori della teoria delle martingale, fu per due anni assistente del connazionale John von Neumann a Princeton. Di questo gigante Halmos disse che «la sua rapidità, insieme alla sua profondità, perspicacia e ispirazione, mi hanno stimolato». Fu grazie a lui che redasse, a partire dalle sue lezioni, il primo libro, Spazi vettoriali di dimensione finita, che lo consacrò de facto come notevole autore di testi matematici. Chiarezza, concisione e originalità sono le caratteristiche principali di questo autore, che fu anche professore, curatore editoriale e conferenziere di talento. Oltre ai suoi libri di didattica della matematica sulla teoria degli insiemi e sull’analisi funzionale, pubblicò, come altri due ungheresi, György Pólya (1887–1985) e Gábor Szegö (1895–1985), raccolte di problemi per ogni livello.
Per Halmos i matematici non sono semplici calcolatori, ma artisti, perché la matematica è un’arte creativa. Fare matematica non significa dunque soltanto leggerla, ma confrontarsi con essa! Ponete le vostre domande, trovate i vostri esempi, costruite le vostre dimostrazioni. Questa ipotesi è necessaria? L’inverso è vero? Che cosa accade nei casi classici? E nei casi degeneri? Dove la dimostrazione usa l’ipotesi?
John Conway attribuisce a Halmos la paternità dell’abbreviazione iff per if and only if, equivalente anglosassone del nostro sse per se e solo se. Si chiama anche halmos il simbolo ■\blacksquare di fine dimostrazione.