Che bella sorpresa scoprire, in una giornata di sole, su La Presse di Tunisi, quotidiano in lingua francese, un’intera pagina di giochi «davvero» matematici, oppure vedere per la prima volta, negli anni Duemila, una griglia di Sudoku — allora ancora poco diffuso in Francia — sul giornale svizzero Le Temps! Eppure i giochi matematici, che potrebbero far amare la matematica a molti lettori, compaiono soltanto nei mensili con l’etichetta «scienze», mentre molti settimanali o quotidiani generalisti sono restii sotto questo aspetto. Solo pochi osano tentare la scommessa, spesso peraltro con successo.
Primi giochi: per gli iniziati
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Fin dal Rinascimento, i matematici erano soliti lanciarsi sfide, talvolta proponendole a tutti attraverso manifesti o gare pubbliche. Nella maggior parte dei casi, però, i problemi restavano «a circuito chiuso», nell’ambiente ristretto dei matematici, e gli scambi avvenivano soprattutto per lettera o venivano pubblicati in raccolte. Il gioco di Icosia, ideato dal matematico e astronomo irlandese William Rowan Hamilton nel 1857 (in cui occorre trovare il percorso da seguire lungo gli spigoli di un dodecaedro regolare, passando una sola volta per tutti i vertici), fu persino presentato a un congresso di matematici. Questo rompicapo tridimensionale fu certo commercializzato con un filo annodato a uno dei vertici, da avvolgere per materializzare il percorso, ma la diffusione di giochi simili rimase a lungo limitata. La stampa potrebbe essere un buon mezzo per divulgare la matematica attraverso il gioco, ma è soprattutto nei mensili scientifici che troviamo pagine dedicate a questo sport della mente, quasi che questi giochi intellettuali fossero riservati ai soli iniziati.
Uno dei primi a proporre problemi alla stampa fu James Joseph Sylvester (1814–1897), matematico britannico, ricordato per i problemi che poneva regolarmente sul giornale Educational Times (vedi FOCUS «Uno dei problemi di Sylvester»). Che fossero di Hamilton o di Sylvester, non dimentichiamo che la maggior parte di questi problemi divenne in seguito un vero oggetto di studio e fu ampiamente trattata, approfondita e generalizzata dai matematici, contribuendo talvolta al progresso di ambiti scientifici come la teoria dei grafi.