La matematica non è triste, perché allora insegnarla in modo triste? «Fare giochi matematici in classe non è una cosa seria», dicono alcuni. E allora? Non è necessario essere tristi per essere efficaci sul piano didattico, anzi! Bisogna avvicinare gli studenti ai meccanismi della matematica. I genitori saranno convinti dal successo di questo metodo con i loro figli.
Gioco e didattica: i grandi principi
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Ma attenzione: introdurre il gioco nella didattica richiede il rispetto di alcuni grandi principi. Il primo è questo: il gioco non si impone agli studenti, altrimenti non è più un gioco. Bisogna far nascere in loro il desiderio di giocare, favorendo la creazione di uno spazio intermedio tra il reale e l’immaginario, dove impareranno ad assumersi rischi, a tentare la sorte, a elaborare strategie, a descriverle, in una parola, a esistere.
Il gioco non va imposto neppure agli insegnanti. Occorre convincerli che, se vi ricorrono, il loro compito ne sarà facilitato, senza nascondere le difficoltà insite in una pratica diversa: affrontare una situazione imprevista, saper spiegare altrimenti, accettare di cercare davanti al proprio pubblico, imparare anche a tacere o, al contrario, a creare un dialogo.