Prima del 1981, le elezioni comunali nei comuni con più di ventimila abitanti si svolgevano in due turni e la lista vincente otteneva tutti i seggi del consiglio comunale. Negli altri comuni, il voto era individuale e gli elettori potevano quindi mescolare le liste presentate. Nel suo programma, il candidato alle presidenziali del 1981 François Mitterrand aveva promesso che le opposizioni potessero essere rappresentate nei consigli comunali; gli era stato obiettato che un sistema proporzionale integrale rischiava di rendere i comuni ingovernabili.
Mille abitanti e oltre
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Una volta eletto, il nuovo presidente incaricò il suo ministro dell’Interno, Gaston Defferre (1910−1986), di elaborare una nuova legge elettorale capace di conciliare questi due vincoli. La legge sul decentramento del 2 marzo 1982 istituì dunque un nuovo sistema elettorale nei comuni con più di tremilacinquecento abitanti (la soglia fu abbassata a mille abitanti nel 2013). Un numero di seggi, sempre dispari, è stabilito in funzione della popolazione: per esempio 55 per un comune con una popolazione compresa tra 100 000 e 149 999 abitanti. Se una lista ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi al primo turno, riceve metà dei seggi, arrotondata per eccesso (28 nel nostro esempio) se i seggi da assegnare sono più di 4, per difetto altrimenti; l’altra metà è ripartita tra tutte le liste che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti validi, compresa quella vincente, secondo il metodo proporzionale della più alta media. Altrimenti, possono presentarsi al secondo turno soltanto le liste che abbiano ottenuto almeno il 10% dei voti validi. Sono tuttavia possibili fusioni tra le liste ammesse al secondo turno; inoltre, una lista che abbia ottenuto almeno il 5% dei voti può fondersi con una lista ammessa al secondo turno. La ripartizione dei seggi dopo il voto avviene come al primo turno.