La pandemia di Covid-19 ha rilanciato nell’opinione pubblica, con una forza inedita, una vecchia idea: la classe politica sarebbe incompetente di fronte alla gestione complessa di questioni che solo gli scienziati padroneggiano davvero. L’idea esplicita è dunque che bisognerebbe affidare le redini della politica agli esperti e agli studiosi. È un’idea antica, di cui si trovano tracce molto nette, per esempio, in Platone e Senofonte oppure, più di recente, in Francis Bacon (1551-1626), con la sua Nuova Atlantide (1626).
Eppure, il modo contemporaneo di concepire questa tensione tra classe politica e classe scientifica risale in realtà — e spesso senza che ne siamo neppure consapevoli — a un pensatore assai più recente: Claude-Henri de Rouvroy de Saint-Simon (1760-1825). Ben presto ostile all’aristocrazia da cui proveniva, uomo dai molteplici interessi appassionato di scienza e filosofia, arruolatosi a 17 anni nell’esercito di liberazione degli Stati Uniti al fianco di La Fayette (1757-1834), dove fu fatto prigioniero dagli inglesi, privo di denaro prima della Rivoluzione e poi ricchissimo grazie ad abili speculazioni sui beni della Chiesa, Saint-Simon fu autore di un’opera monumentale. Egli, che considerava il proprio arricchimento non come un fine in sé, ma come un mezzo per migliorare le condizioni della Nazione — attraverso la scienza e l’industria —, immaginò una riforma completa della politica in L’Organisateur, opera pubblicata tra novembre 1819 e febbraio 1820.
Chi deve governare legittimamente? ---------------------------------
Fin dalle prime pagine, Saint-Simon presenta quella che è passata alla storia come la «parabola di Saint-Simon» (vedi il riquadro). Si articola in due parti. La prima immagina una Francia che perda improvvisamente i suoi 3000 migliori cittadini produttivi: fisici, matematici, artisti, ingegneri, commercianti, agricoltori, operai… Sarebbe una catastrofe dalla quale la nazione impiegherebbe più di una generazione a riprendersi, perché occorrerebbe formare una nuova élite.
La seconda immagina invece la perdita dei suoi 30 000 personaggi più importanti secondo la gerarchia sociale: ministri, vescovi, funzionari, nonché i cittadini più ricchi. Saint-Simon ne conclude che «non ne deriverebbe alcun danno politico per lo Stato»!