Il «conservatorismo» di Laplace riguardo alla stabilità del sistema solare è ben noto, così come la sua posizione conservatrice alla Camera dei pari al momento dell’arrivo a Parigi di Luigi XVIII, assemblea nella quale il matematico sedeva dal giugno 1814. Del resto, la grande maggioranza dei membri del Senato conservatore, compreso il geometra Gaspard Monge (1746‒1818), passò alla Camera dei pari.
In qualità di cancelliere, Laplace si trova in una situazione delicata quando questo organo politico vota la decadenza di Napoleone e annulla ufficialmente tutti i giuramenti di fedeltà all’imperatore. Il 2 aprile 1814 vengono votati vari articoli:
«Articolo 2. Il popolo francese e l’esercito sono sciolti dal giuramento di fedeltà a Napoleone Bonaparte.»
Laplace non è presente. Cerchiamo di entrare nei dettagli di questa destituzione, che certamente costituisce un tradimento per gli esaltati — ce ne sono ancora — dell’Impero; è un atto maturamente ponderato, nel rispetto della Costituzione e nell’interesse della stabilità delle istituzioni. In sostanza, così si può descrivere il ruolo politico di Laplace in questa vicenda minore ma sintomatica.