Siamo alla fine del 18º secolo. Da cinque anni la Rivoluzione scuote il paese. Dopo l’esecuzione di Robespierre, Couthon, Saint-Just e di diciannove dei loro sostenitori, il 9 termidoro dell’anno II (27 luglio 1794), i giacobini, fautori della sovranità popolare e dell’indivisibilità della Repubblica francese, furono dispersi e neutralizzati. La spinta popolare e il movimento dei sanculotti, rimasto senza dirigenti, risultarono fortemente indeboliti.
I pochi moti popolari che ebbero luogo, in particolare nei mesi di germinale e pratile dell’anno III (il 1º aprile 1795 per l’insurrezione del 12 germinale e il 20 maggio per quella del 1º pratile), non riuscirono a riportare la Rivoluzione sulla strada della soddisfazione delle aspettative del popolo minuto. Al contrario, la reazione monarchica rialzò la testa insorgendo il 13 vendemmiaio (5 ottobre 1795). E anche se questa insurrezione fu sbaragliata dalle truppe della Convenzione, nelle province si instaurò il Terrore bianco e in Vandea si risvegliò la chouannerie. I girondini, rappresentanti soprattutto della grande borghesia commerciale, tornarono alla guida del processo rivoluzionario… I termidoriani dettavano legge e volevano chiudere ogni prospettiva rivoluzionaria con la costituzione borghese e repubblicana dell’anno III.

La notte dal 9 al 10 termidoro dell’anno II, di Jean-Joseph-François Tassaert (circa 1796), raffigura l’arresto di Maximilien de Robespierre (1758‒1794).

Una famiglia di repubblicani ---------------------------