Émile Borel conciliò la vita di studioso e l’impegno politico nell’ambito repubblicano, richiamandosi a quella che chiamava « politica razionale », dal dreyfusismo al radicalismo, dal Fronte popolare alla Resistenza e dalla Cooperazione intellettuale internazionale al Movimento europeo.
La Terza Repubblica è stata definita «Repubblica dei professori» perché questi erano numerosi fra il personale politico: per esempio i brillanti allievi dell’École normale supérieure. La carriera del normalista Émile Borel ne fece il tipo compiuto di quegli «intellettuali di governo» che ebbero un ruolo essenziale nella vita politica dell’epoca. Eppure Borel non si rivolse alla politica fin dalla giovinezza. Aveva tuttavia acquisito una «cultura politica» nell’ambiente familiare protestante e repubblicano e poté anche essere influenzato dall’atmosfera che regnava fra i normalisti, inclini al libero pensiero, all’agnosticismo, all’ateismo e a un virulento anticlericalismo. Umanesimo, ragione, scienza e progresso: ecco i valori cardinali ai quali Borel si richiamò per tutta la vita.
L’affare Dreyfus
Negli ultimi anni del 19º secolo, i repubblicani si battono per far riconoscere l’innocenza del capitano Dreyfus. All’ENS, studenti e professori si schierano per il trionfo della giustizia, del diritto, della ragione e della verità. Nel gennaio 1898, una petizione raccoglie migliaia di firme di normalisti, insegnanti, scrittori, avvocati e giornalisti, ben presto definiti «bande di intellettuali»; Borel non firma. Solo con l’«Appello all’unione», lanciato il 23 gennaio 1899 dal direttore dell’ENS Ernest Lavisse, Borel prende infine posizione in nome «della legalità e della pace pubblica»; i firmatari sembrano soprattutto voler scongiurare il rischio di una crisi di regime; gli storici preferiscono definirli «dreyfusiani» per distinguerli dai dreyfusardi.
Borel non è tra i fondatori della dreyfusarda Lega dei diritti dell’uomo (LDH). Nel 1905 presiede la sezione di Saint-Affrique, ma viene seccamente escluso nell’elezione del comitato centrale della Lega; nel 1910 riesce a farsi eleggere, ma si dimette subito, a suo dire a causa della sua recente elezione alla direzione scientifica dell’ENS.