Queste leve riguardano un’ampia gamma di soggetti: le famiglie, mediante quote di carbonio, tasse o sovvenzioni; le imprese, mediante norme, rendicontazioni climatiche o mercati dei permessi; gli investitori, mediante tassonomie verdi, obblighi di trasparenza o strumenti di gestione del rischio. All’incrocio fra matematica, economia e finanza, il progetto si basa su approcci innovativi: la teoria dei giochi a campo medio e la teoria degli incentivi dinamici.
L’obiettivo è aiutare i decisori ad anticipare le reazioni degli operatori economici, a progettare meccanismi di mercato efficaci e a gestire meglio i rischi finanziari legati al cambiamento climatico. MIRTE individua due principali tipi di rischio climatico. Anzitutto i rischi fisici: inondazioni, tempeste e siccità, che possono danneggiare le infrastrutture, perturbare i mercati e rendere alcuni rischi non assicurabili. Poi i rischi di transizione, legati ai rapidi cambiamenti delle politiche pubbliche, all’evoluzione delle preferenze dei consumatori o alle innovazioni tecnologiche. Questi cambiamenti possono minacciare la redditività di interi settori.
Il progetto esplora anche come le perdite di valore degli attivi legati al carbonio possano ripercuotersi sull’intero sistema finanziario e propone strategie per limitare gli effetti a catena. Infatti, man mano che le politiche climatiche si irrigidiscono, alcuni attivi, come le centrali a carbone, i giacimenti petroliferi o le azioni di imprese ad alte emissioni, rischiano una brusca perdita di valore: diventano non redditizi, inutilizzabili, se non addirittura vietati.
Articolato attorno a tre assi — matematica degli incentivi collettivi, progettazione di meccanismi di mercato per la transizione e gestione dei rischi finanziari —, MIRTE impiega strumenti all’avanguardia: equazioni differenziali stocastiche, metodi di Monte Carlo non lineari, reti neurali e analisi di dati provenienti dai mercati dell’energia e dai mercati finanziari.