Dotazione generale di funzionamento: che cos’è -------------------------------------------
I comuni e le intercomunalità vivono delle imposte locali pagate dagli abitanti e dai proprietari (imposta di abitazione, imposta sugli immobili edificati e non edificati) e del contributo economico territoriale (versato dalle imprese), che ha sostituito l’imposta professionale. Una parte importante delle loro risorse proviene anche dallo Stato. La principale, la dotazione generale di funzionamento, risale al decentramento, approvato nel 1982, che trasferì numerose competenze ai comuni compensandone i costi indotti (in misura insufficiente, secondo molti amministratori locali). In seguito si sono susseguite numerose riforme della dotazione, tanto che il suo calcolo è diventato così sofisticato che nessuno sa più spiegarlo; una riforma era indispensabile…
Dotazioni e disuguaglianze -------------------------------
Nel 2015 il Parlamento approvò, nell’ambito della legge finanziaria applicabile l’anno successivo, una riforma della dotazione generale di funzionamento. All’epoca, a quanto pare, né deputati né senatori, e nemmeno le associazioni di amministratori eletti, videro alcune incoerenze e assurdità. La reazione arrivò solo a posteriori, al punto che il governo fu costretto a rinviarne l’applicazione di un anno. La nuova dotazione si compone di tre parti; se la dotazione di base (pari a 75 euro per abitante) non è controversa, non vale lo stesso per quella rurale, e soprattutto per quella di centralità. Quest’ultima viene dapprima determinata a livello di ciascuna intercomunalità, con un importo per abitante tanto più elevato quanto maggiore è la sua popolazione, mediante un metodo analogo a quello impiegato per il fondo nazionale di perequazione delle risorse intercomunali e comunali (FPIC). L’intercomunalità trattiene poi una quota proporzionale al proprio coefficiente di integrazione fiscale; i comuni che la compongono si ripartiscono il resto in proporzione alla quinta potenza della loro popolazione.
È devastante per i comuni! Se un comune è dieci volte più popoloso di un altro, riceve centomila volte di più. Prendete due comuni di dimensioni pressoché uguali, con 11 800 e 10 300 abitanti: il primo riceve il doppio del secondo. Quest’ultimo può allora essere tentato di entrare in un’altra intercomunalità, della quale sarebbe il comune più popoloso… In un momento in cui le intercomunalità si ricompongono e si aggregano, ragioni puramente finanziarie rischiano di spazzare via le logiche territoriali.