Oltre al Goncourt per la letteratura assegnato a Hervé Le Tellier per l’Anomalie (Gallimard, 2020, vedi Tangente 198), il premio Goncourt della poesia-Robert-Sabatier è stato conferito il 4 maggio a Jacques Roubaud per l’insieme della sua opera.
Matematico autentico, per la sua tesi «I morfismi razionali e algebrici nei tipi di A-algebre discrete unidimensionali», discussa nel 1967, e poi professore universitario fino al 1991, Jacques Roubaud si definisce «compositore di matematica e poesia».
In fatto di poesia, Jacques Roubaud ha imparato migliaia di versi, ne ha studiato tutti i generi, dalla letteratura medievale ai testi di Lewis Carroll — di cui ha tradotto *La chasse au Snark (Gallimard, 2010), e ha firmato più di cento opere. Entrato nell’Oulipo (Ouvroir de littérature potentielle) per scelta di Raymond Queneau nel 1966, influente giocatore di go, sul quale ha pubblicato un trattato con Georges Perec, è attratto soprattutto dalle scritture sottoposte a vincoli di origine matematica e principalmente combinatoria. Spicca la sua passione per i numeri: le permutazioni della sestina* (poema a forma fissa di sei sestine le cui parole finali sono determinate da permutazioni, vedi il nostro dossier «Matematica e poesia», Tangente 130, 2009), le trecentodiciassette osservazioni (perché 317 è primo, e lo è anche il suo palindromo 713…) di ogni sezione della sua Poétique. Remarques (La Librairie du XXIº Siècle, 2016), le sue opere dai titoli numerici come *Trente et un au cube* (Gallimard, 1973), 128 poèmes (Gallimard, 2001), Ode à la ligne 29 des autobus parisiens (Le Tripode, 2012)… Ricorderemo anche il suo romanzo *Mathématique* (Le Seuil, 1997), in cui non ha paura delle parole e rievoca il proprio smarrimento di studente davanti alle «matematiche moderne», nelle quali la maggior parte dei suoi compagni «si sentì precipitare senza paracadute in un territorio ostile». Non dimenticheremo neppure la sua serie «Pitagora», composta nel 2001 per celebrare su France Culture l’anno precedente, l’Anno mondiale della matematica (proclamato dall’Unesco).

Jacques Roubaud.