L’Oulipo, influenzato da alcuni lavori di Bourbaki e di Alfred Jarry, si propone di esaminare in che modo e con quali mezzi, data una teoria scientifica relativa al linguaggio e dunque all’antropologia, vi si possano introdurre piacere estetico, affettività e fantasia.
Creatività e umorismo guidano dunque le ricerche dell’Oulipo, i cui promotori sono logici, matematici, artisti e creatori, per i quali ogni trasferimento di strumenti matematici al linguaggio è concepibile e messo in pratica. Un vincolo, lungi dal nuocere alla creatività, ne favorisce lo sviluppo costringendo a esplorare interamente un dato campo. Perec scrive così un romanzo senza usare la vocale «e» (la Disparition, Gallimard, 1969), mentre Calvino costruisce la trama di un libro secondo i quadrati di Greimas (Se una notte d’inverno un viaggiatore, Le Seuil, 1981).
Cinquant’anni dopo la sua fondazione, l’Oulipo è più fecondo che mai. Apre i suoi laboratori di scrittura e condivide i suoi giochi con un numero crescente di appassionati.
Jacques Roubaud, poeta matematico
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Nato nel 1935, Jacques Roubaud pose il proprio percorso di scrittore sotto il duplice segno della matematica e della poesia. Matematico di professione, attratto molto presto dalla letteratura, Jacques Roubaud affrontò separatamente le due discipline, che considerava distinte fino all’incontro con Raymond Queneau, anch’egli scrittore e matematico. Questo confronto lo portò a essere cooptato dall’Oulipo nel 1966. Sulla scia di Queneau, Jacques Roubaud esplorò le infinite possibilità del numero e del linguaggio.