La lingua turca ----------------
Fino al 1918, l’aggettivo «turco» qualificava tutte le popolazioni, dall’Anatolia fino all’Asia centrale, accomunate dal fatto di parlare una lingua appartenente alla famiglia delle… lingue turche. Mustafa Kemal (1881–1938) chiamò «Turchia» lo Stato che costruì sulle rovine dell’Impero ottomano; promosse a lingua ufficiale l’idioma parlato in Anatolia: è quello che oggi chiamiamo turco. Per sottolineare la volontà di rivolgersi alla modernità, e dunque all’Occidente, impose l’alfabeto latino. In esso il sistema vocalico svolge un ruolo fondamentale, mentre l’alfabeto arabo non indica le vocali brevi.
L’armonia vocalica --------------------
Il turco possiede otto vocali: a, e, i, ı, o, ö, u e ü. Per pronunciare la ı (i senza punto), posizionate le labbra come per una «i», ma arretrate l’articolazione come per pronunciare «ou». La pronuncia delle altre vocali non disorienterà chi conosce il tedesco.
Vocaleaeiıoöuü
Pronunciaaèitra i e ouoeuouu
Ogni vocale è caratterizzata da tre criteri (e può quindi essere collocata su un cubo):
• la profondità, o articolazione palatale: per pronunciare a, u, o, dette perciò vocali posteriori, la lingua è posta più indietro che per e, i, ö, ü (vocali anteriori). Başı bozuk (ş si pronuncia ch), che significa «cattiva testa», nome dato a truppe composte da pregiudicati, contiene le quattro vocali posteriori;
• l’altezza, a seconda che la lingua sia abbassata (a, e, o, ö) o sollevata verso il palato (u, ö, i, ı);
• l’arrotondamento labiale, a seconda che le labbra siano distese (a, e, i) o arrotondate (u, ö, u, ü).
La lingua turca rispetta diverse regole vocaliche: ogni sillaba contiene una sola vocale; le vocali di una stessa parola hanno tutte la medesima profondità; le vocali basse e arrotondate (o, ö) compaiono solo nella prima sillaba; se una vocale di una sillaba è alta (u, ü, i, ı), ha lo stesso arrotondamento di quella della sillaba precedente. Esistono eccezioni, soprattutto nei prestiti da altre lingue ( kuaför, şoför…), ma sono rare.
Proiezioni geometriche per coniugare e declinare -------------------------------------------------------
La lingua turca è agglutinante: la maggior parte delle indicazioni grammaticali viene espressa mediante suffissi, talvolta anche cinque o sei consecutivi. Il plurale, per esempio, si forma con il suffisso lar o ler. Per stabilire quale scegliere, si prende l’ultima vocale della parola e se ne considera la proiezione sulla retta (a e) del cubo. Così yol («la strada») ha come plurale yollar, mentre köprü («la stanza») dà köprüler. Il luogo in cui ci si trova, ossia il locativo, si esprime con da o de secondo le stesse regole; oda indica «la stanza» e odada significa «nella stanza». Ciò vale persino per i numeri: sapendo che yedi, on e yüz significano rispettivamente 7, 10 e 100, 7/10 si dice onda yedi («in dieci, sette») e 7/100, yüzde yedi.
Per indicare il possesso (il genitivo per latinisti e germanisti), si aggiunge il suffisso un, ün, in o ın; la scelta avviene proiettando l’ultima vocale sul piano delle vocali alte; se la parola termina per vocale, si aggiunge una n. Il genitivo di yol è dunque yolun, mentre quello di oda è odanın; quello di yollar è invece yolların, ottenuto mediante due proiezioni successive.
Un suffisso aggiunto a un aggettivo sostituisce il verbo «essere». Così, büyük significa «grande»; «io sono grande» e «egli è grande» si dicono rispettivamente büyüküm e büyüktür: è come se si coniugasse l’aggettivo büyük! Analogamente, güzel significa «bello», güzelim e güzeldir vogliono dire «io sono bello» ed «egli è bello»: si effettua ancora una proiezione sulla faccia delle vocali alte!
Anche il possesso si esprime con un suffisso. Per la terza persona si aggiunge u, ü, i o ı, con una s intercalata se la parola termina per vocale. Così, a Istanbul troverete Mustafa Kemal köprüsü (letteralmente, «Mustafa Kemal suo ponte»). Quanto al vero nome della Turkish Airlines, è Türkiye Hava Yolları (THY), che significa «la Turchia, il cielo, le sue strade».