Per definizione, gli animali selvatici non possono essere censiti in modo sistematico ed esaustivo: difficile avvertirli che lunedì prossimo un rilevatore passerà da casa loro! La statistica, e in particolare la teoria degli stimatori, viene allora in aiuto.
Il censimento della popolazione si effettua a partire dall’archivio degli indirizzi: un rilevatore verifica, a ogni indirizzo dell’archivio esaustivo, quante persone vi abitano. Si può contare allo stesso modo anche il numero di animali domestici. Ma come si fa a contare gli animali selvatici?
La prima risposta è che, per definizione, non si può «contare» una popolazione di animali selvatici di cui non è possibile osservare tutti gli individui nello stesso istante. Quanti scoiattoli ci sono a Central Park? Quanti cinghiali nella foresta delle Ardenne? Quanti salmerini alpini nel lago di Annecy? Non lo si può sapere con esattezza, ma se ne può fare una stima. A tale scopo si può applicare un metodo statistico chiamato cattura‒marcatura‒ricattura.
I metodi di cattura‒ricattura
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La prima fase del metodo è la cattura: si catturano (senza ferirli!) c individui della popolazione oggetto di studio. Si passa poi alla seconda fase, la marcatura: sugli individui catturati si appone un contrassegno non invasivo ma duraturo. Gli individui catturati e marcati vengono quindi rilasciati nel loro ambiente originario, dove si mescoleranno alla popolazione complessiva. Si procede quindi alla ricattura: si prelevano r individui dalla popolazione e si osserva quanti di essi recano il contrassegno apposto durante la prima cattura. Sono m. Si può allora stimare N, la popolazione totale, mediante N, applicando la proporzione tra la quota di individui marcati nel campione (m / r) e quella nella popolazione (c / N).