La rappresentazione del nostro pianeta fu fin dall’inizio dominata dall’ossessione della sua perfezione. Poiché la sfera era ritenuta la forma perfetta per eccellenza, la Terra non poteva che essere sferica. Ora, quest’idea di perfezione esclude il movimento, poiché ogni movimento implica un cambiamento di stato. Bisognò attendere il 20º secolo perché si cominciasse finalmente a proporre modelli della Terra non improntati al fissismo.
In precedenza, si doveva pur ammettere una certa mobilità verticale della crosta terrestre, vista l’osservazione dei terremoti e la presenza di vulcani, ma non era ammesso alcuno spostamento orizzontale.

Alfred Lothar Wegener (1880–1930).

Già nel 1596, tuttavia, il cartografo di Anversa Abraham Ortelius (1527–1598) notò la profonda somiglianza tra la costa orientale delle Americhe e quella occidentale dell’Africa. Formulò allora l’ipotesi che questi continenti potessero un tempo essere uniti. L’ipotesi fu ripresa più volte, finché il geografo francese Antonio Snider-Pellegrini (1802–1885) propose un primo abbozzo di teoria della deriva dei continenti. Curiosamente, il modello di Snider-Pellegrini si collocava in una prospettiva biblica e decisamente cristiana, evocando in particolare il Diluvio per spiegare le catastrofi che avrebbero portato alla separazione dei continenti…