La relatività generale è una teoria introdotta da Einstein nel 1915 per descrivere la gravitazione. Fino ad allora, l’attrazione esercitata da un corpo A su un corpo B era descritta da una forza, espressa dalla legge di gravitazione universale di Newton, e il moto di ciascuno dei corpi era ricavato grazie alle leggi del moto dello stesso Newton. Queste leggi consentivano di descrivere abbastanza fedelmente gli esperimenti dell’epoca, ma c’era già un’osservazione astronomica che matematici e fisici non riuscivano a descrivere con la teoria disponibile: l’orbita del pianeta Mercurio non è un’ellisse perfetta, come prevederebbero le leggi di Newton se il Sole e Mercurio fossero gli unici due astri dell’universo. Soprattutto, tenere conto dell’influenza degli altri pianeti del sistema solare sul moto di Mercurio non permette di descrivere completamente questo «difetto».
La nascita dello spazio-tempo
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La fisica è molto cambiata tra il 17º secolo e l’inizio del 20º: in particolare, la teoria dell’elettromagnetismo e la relatività ristretta sono venute a sconvolgere il panorama. Il principio dell’«azione a distanza», presente nella gravitazione universale di Newton, non era compatibile con queste nuove teorie, che richiedono l’introduzione di uno spazio-tempo diverso da quello del brillante scienziato britannico.