La teoria della relatività ristretta e quella della relatività generale, che oggi godono di uno straordinario prestigio grazie alla cosmologia, all’astronomia gravitazionale e allo sviluppo del GPS, conobbero una sorta di traversata del deserto a partire dagli anni Venti. Una rinascita tanto teorica quanto sperimentale iniziò con Robert Vivian Pound (1919-2010) e Glen Anderson Rebka, Jr (1931-2015), nonché con una serie di lavori fondativi sui buchi neri di Roger Penrose e Stephen William Hawking (1942-2018) nel corso degli anni Sessanta.
Tra il 1963 e il 1965, la scoperta da parte del matematico neozelandese Roy Patrick Kerr (nato nel 1934) di soluzioni esatte della relatività generale per una massa sferica in rotazione diede un fondamento teorico alle stelle che collassano e diventano buchi neri. A partire dagli anni Ottanta, la relatività generale divenne indispensabile per gli astrofisici e i cosmologi. Nel 2015, con la prima rivelazione diretta delle onde gravitazionali, emerge una nuova astronomia.
Eppure, nell’elenco dei premi Nobel per la fisica dal 1916, fino a quest’anno non ve n’era alcuno che citasse esplicitamente la relatività nelle motivazioni, a riprova della difficoltà della teoria ad affermarsi nel mondo dei fisici (nel 1993, tuttavia, il premio fu assegnato per «la scoperta di un nuovo tipo di pulsar, che ha aperto nuove possibilità per lo studio della gravitazione»). Con il premio attribuito a Sir Roger Penrose, Andrea Ghez e Reinhard Genzel, sembra dunque giunto il momento di un riconoscimento da parte della giuria del Nobel di una delle due teorie fondamentali della fisica del 20º secolo.
Una lunga eclissi ----------------------
Nel 1955 Albert Einstein si spense dopo aver lavorato fino alla fine a una teoria dei campi unificati, che non riusciva a unificare le interazioni forti, deboli ed elettromagnetiche con la relatività generale. Aveva anche cercato di criticare la fisica quantistica per la sua incompletezza, o per il suo carattere incompiuto, e ciò contribuì a emarginarlo alla fine della sua vita. Mentre la relatività generale attraversava un’eclissi dagli anni Venti agli anni Sessanta, la teoria quantistica avanzava fino all’elaborazione del modello standard della fisica delle particelle. Questo probabilmente fece sì che i premi Nobel assegnati per lavori di fisica teorica si concentrassero sulla fisica delle particelle, ossia sulle scoperte compiute nello spazio o negli acceleratori. La relatività generale restava dunque «una bella addormentata», che suscitava poco interesse.