Pitagora, come Talete poco prima di lui, viaggiò per formarsi. Il programma Erasmus non esisteva ancora, ma gli studiosi erano ben consapevoli che il mondo intellettuale era vasto e probabilmente più avanzato altrove. Questa attrazione per l’estero ricorre in tutte le epoche, compreso il Medioevo, contrariamente all’immagine che talvolta se ne ha, come testimonia Adelardo di Bath, anch’egli grande viaggiatore, quando scrisse al nipote:
«Farai dunque bene ad andare a vedere gli studiosi dei diversi popoli e ad affidare alla memoria ciò che troverai di più notevole in ciascuno. Ciò che gli studi gallici ignorano te lo riveleranno i Transalpini; ciò che non imparerai dai Latini, te lo insegnerà l’eloquenza della Grecia.» (
Questioni sulla natura, con in appendice Come attesta Ergaphalau, a cura di Charles Burnett,
Les Belles Lettres, 2016, p. 82)
I viaggi di Pitagora
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Pitagora sognava dunque di recarsi in Egitto, poiché vi si riteneva che la matematica e le questioni filosofiche fossero all’avanguardia. Abitava sull’isola greca di Samo, vicino all’attuale costa turca, e camminava lungo il porto.
«Avvicinatosi alla nave, chiese semplicemente: “State andando in Egitto?” Poiché gli risposero affermativamente, salì a bordo e, in silenzio, andò a sedersi dove aveva meno probabilità di intralciare i marinai. […]