Esperanto e matematica: una lingua universale coerente
L’esperanto, la lingua universale
L’esperanto, creato da Zamenhof nel 1887, condivide con la matematica un ideale di perfetta coerenza. Scoprite perché questa lingua costruita affascina logici e matematici.
L’esperanto e la matematica condividono un ideale comune : costruire un sistema coerente, senza eccezioni né ambiguità, in cui ogni regola si applichi universalmente. Partendo dal principio che la maggior parte dei conflitti nascesse dall’incomprensione, quando il dottor Louis-Lazare Zamenhof (1859-1918) creò l’esperanto nel 1887, sognava di creare una lingua così facile che chiunque, con un livello minimo d’istruzione, fosse in grado di impararla e di usarla attivamente.
In effetti, l’esperanto è costruito su un numero ridotto di elementi di base (sedici regole grammaticali, elenchi di radici, suffissi e prefissi) combinabili all’infinito secondo principi fissi. La sua struttura logica, pensata per agevolare la memorizzazione dei principianti, affascina i matematici.
I nomi terminano in «o», gli aggettivi in «a», i verbi (all’infinito) in «i», gli avverbi in «e». Così le parole varmo («calore»), varma («caldo»), varmi («essere caldo»), varme («caldamente»). E questa regola non ammette eccezioni!
In esperanto, una stessa radice genera un’intera rete di parole mediante l’aggiunta di suffissi o prefissi, che possono a loro volta combinarsi.
«Uccello» si dice birdo. L’aggiunta di un suffisso alla radice bird permette di esprimere una moltitudine di altri concetti: birdino («uccello femmina»; -in- indica il femminile), birdeto («uccellino»; -et- indica il diminutivo), birdego («grande uccello» o «grosso uccello»; -eg- indica l’accrescitivo), birdejo («voliera, luogo in cui vivono gli uccelli»; -ej- indica un luogo), birdisto («uccellaio, chi si occupa degli uccelli»; -ist- indica una professione). Si possono anche combinare i suffissi: birdistino è un’uccellaia. E questo è solo un piccolo campione delle numerose possibilità di trasformazione!
Il prefisso mal- è molto matematico. Funziona come un operatore di inversione applicato a qualsiasi aggettivo: bona («buono») dà malbona («cattivo»), granda («grande») dà malgranda («piccolo»), varma («caldo») dà malvarma («freddo»).
Questo sistema è perfettamente regolare e si applica a qualsiasi radice senza eccezioni, cosa che nessuna lingua naturale può rivendicare.