Secondo il filosofo britannico di origine austriaca Ludwig Wittgenstein, «i filosofi sono spesso come bambini che cominciano a disegnare con la matita teorie qualsiasi su un foglio e poi chiedono “che cos’è?” ». Pensatore iconoclasta, rimprovera ai metafisici di confondere il linguaggio con la realtà: hanno l’impressione di parlare del mondo mentre si limitano a stabilire norme di descrizione. Ora, secondo lui, la filosofia è una terapia che deve guarirci da ogni forma d’illusione, in particolare dal bisogno di fondare le nostre pratiche e di cercare un principio per le nostre conoscenze.

Ludwig Josef Johann Wittgenstein (1889‒1951).

Una pigrizia in matematica --------------------------------
Per Wittgenstein, una fonte di problemi in matematica è lo strato teorico che si è tentati di sovrapporre all’attività dei matematici. Le questioni tecniche della matematica valgono di per sé e non possono essere trasposte in un altro ambito. Perciò, ogni speculazione sui fondamenti è, secondo lui, un nonsenso. Si oppone così radicalmente al logicismo di Frege e Russell (vedi il riquadro). Secondo Wittgenstein, «sostenere contro un logicista russelliano che la matematica non è logica equivale a dire qualcosa del genere: se si avvolgono tavoli, sedie e armadi con quantità sufficienti di carta, finiranno certamente per assumere l’aspetto di sfere». La possibilità di affiancare a ogni dimostrazione matematica propriamente detta una dimostrazione russelliana che le «corrisponda è un’assurdità». Il fondamento logico non apporta nulla di prezioso alla matematica, nel migliore dei casi è ridondante. Wittgenstein non prende molto sul serio il pensiero matematico e la sua storia. Denuncia le pretese di certi filosofi di voler ricostruire ciò che già si regge da sé. Secondo lui, il lavoro svolto in filosofia è spesso una pigrizia in matematica.